Il “cold case” sull’omicidio di si tinge sempre più di giallo. Spunta l’identikit del molestatore che si aggirava a Cittiglio nei giorni precedenti il ritrovamento del corpo senza vita della studentessa. E ad alcuni sembra essere somigliante a un giovane , ritratto in una foto di quegli anni.
Sono state proprio le dichiarazioni delle figlie di Piccolomo, detenuto nel carcere di Pavia per l’omicidio di, a indirizzare gli inquirenti su una nuova pista per l’assassinio di Lidia Macchi.
Un delitto che, da quel gennaio 1987, quando il corpo della ragazza fu ritrovato nel boschetto a due passi dal Sass Pinì martoriato da 29 coltellate, aspetta ancora la verità.
Pista scartata a suo tempo
e hanno più volte sostenuto che il padre in passato si fosse più volte vantato con loro di essere l’assassino di Lidia, mimando anche il gesto delle coltellate. Dichiarazioni che ora avrebbero anche un supporto investigativo concreto: l’identikit del molestatore che aveva aggredito tre ragazze nella piazza di Cittiglio nei giorni precedenti all’omicidio.
«Una pista che gli inquirenti avevano subito scartato – racconta la sorella di Lidia Macchi, Stefania – Perché gli indizi portavano in altre direzioni». Alcune lettere scritte dalla ragazza in cui parlava di un amore segreto, e un biglietto anonimo ricevuto dai familiari, avevano spinto gli inquirenti verso la pista del delitto passionale.
Una pista ancora aperta e la Procura generale di Milano è convinta che Lidia Macchi conoscesse il suo assassino e che il delitto abbia un movente amoroso, tanto che potrebbe già aver individuato l’uomo sposato con due figli su cui i sospetti si sono via via concentrati.
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