Non è la prima volta che in quel punto vengono lasciati oggetti di una certa mole: in primavera un televisore rimase esposto alle intemperie un’intera settimana.
E un materasso, appoggiato qualche casa più in là, venti giorni. Ma questa volta il pugno nello stomaco è forte: fra quei volumi, elegantemente rilegati, ci sono esemplari di valore, come una Storia della Musica della Fabbri datata 1964, copertina di pelle, con un prezioso apparato iconografico. O la riduzione di una Bibbia per ragazzi finemente illustrata, degli anni Sessanta; e, ancora, tre volumi dell’Enciclopedia “Conoscere”, sempre della Fabbri; l’Enciclopedia Vallardi della Natura, sulla vita degli animali; dulcis in fundo, la Grande Enciclopedia Mondadori.
Il passante non ci fa quasi caso, come se fossero foglie secche. Osserva distratto, li scansa e procede oltre. Sono esposti, impilati, dove si raggruppano gli studenti del liceo Manzoni la mattina, prima di entrare a scuola: eppure nessuno che si fermi a guardarli, a sfogliarli, a vedere se possono essere di qualche interesse. È un dispiacere notare come ci si prodighi per tutto e per tutti, giustamente, nel mondo e nella nostra città, ma si lascino nella più totale indifferenza libri abbandonati per strada, a marcire sotto l’acqua scrosciante.
Di chi saranno stati quei volumi ingombranti, pesanti, obsoleti? Forse di un nonno moderno che oggi preferisce regalare la Playstation al nipotino piuttosto che leggergli tante belle storie?
Non sarebbe stato più giusto, più elegante, più intelligente portare quei libri alla vicina biblioteca dei Ragazzi di via Cairoli? Ogni libro donato è un bene prezioso. Così, abbandonati a se stessi, fanno veramente una tristezza infinita. Chi scrive se ne è portati a casa tre. Tutti non sarebbe riuscita. E confida nel buon cuore dei varesini per i rimanenti.n L. Pan.













