Caldo torrido e ozono alle stelle. È il bilancio di questa prima vera ondata estiva che ha fatto schizzare la colonnina di mercurio a temperature nettamente fuori dalle medie stagionali mentre la concentrazione di ozono risulta essere parecchio al di sopra dei valori limite.
Se durante l’inverno si sente spesso parlare di alte concentrazioni di Pm10, il tormentone dell’estate è l’ozono, un gas tossico per la salute.
Ma andiamo con ordine. La giornata di ieri è stata la più calda in assoluto all’interno di questa prematura ondata di caldo: le massime hanno raggiunto i 36 gradi. Quella di oggi sarà una giornata simile, con temperature massime che si attesteranno intorno ai 35 gradi.
«Per fortuna – spiegano dal Centro Geofisico Prealpino – il tasso di umidità non è stato elevato. Oggi (ieri, ndr) è stata la giornata più afosa, ma nei gironi precedenti l’umidità non ha superato il 40%».
In realtà una situazione analoga si era già verificata alcuni anni fa. «Il 2003 è stato l’anno con le temperature più alte nei primi quindici giorni del mese di giugno: in particolare il giorno 13 con un picco di 35 gradi. Nel 2004, nella prima decade di giugno, le temperature avevano raggiunto i 32,5 gradi».
Ma il caldo torrido va, di norma, a braccetto con alte concentrazioni di ozono, specialmente nelle aree molto urbanizzate. In questi giorni, infatti, sul sito dell’Arpa, che riporta i superamenti delle soglie del gas inquinante, non si trovano dati confortanti: guardando la provincia di Varese, già dall’8 giugno il livello di ozono è oltre la soglia di attenzione (180 microgrammi per metro cubo d’aria). A Varese e a Gallarate si arriva a quota 224, 223 a Busto. Sono invece messe peggio Saronno e Ferno dove le centraline di rilevazione dell’Arpa hanno rilevato valori superiori alla soglia di allarme, fissata a 240: a Saronno infatti è a 246.
L’ozono è un inquinante secondario, non proviene da sorgenti dirette di emissione. Diversamente dagli inquinanti primari, che sono riscontrabili alle sorgenti che li producono, l’ozono, per effetto dei movimenti e dei rimescolamenti delle masse d’aria che trasportano i “precursori”, si può formare a distanza di tempo e in luoghi anche molto lontani dalle fonti di inquinamento primario, e può a sua volta subire fenomeni di trasporto anche notevoli.
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