Palazzo in fiamme, colpa di una lavatrice

Il caso - Condannato a un anno il titolare del centro di assistenza che effettuò l’intervento

– Lavatrice in fiamme e palazzina danneggiata: condannato a un anno (pena sospesa) il titolare del centro di assistenza al quale la proprietaria dell’elettrodomestico si rivolse per una riparazione. L’operaio che eseguì la riparazione, invece, aveva già patteggiato a quattro mesi. La lavatrice prese fuoco per una riparazione eseguita male per la quale sono stati utilizzati pezzi di ricambio non originali. L’incendio della lavatrice causò danni alla palazzina e agli alloggi degli altri condomini. I quali si sono rivalsi civilmente sulla donna: perdendo la causa. Sei anni fa la signora si ritrovò con la lavatrice fuori uso. Consultò quindi l’elenco telefonico e trovò il numero di un centro di assistenza specializzata, che – contattato dalla cliente – le fornì tutte le rassicurazioni del caso sulla sua competenza in merito a quella marca. Alla sua porta si presentò una prima volta il tecnico incaricato, che armeggiò con l’elettrodomestico, assicurando di averlo riparato. Ma non appena la donna cercò di lavare i panni, notò una copiosa perdita di acqua. Di qui una seconda chiamata e un secondo intervento, una settimana dopo, con l’addetto che

– dopo aver trafficato con tubi e meccanismi – asserì che non ci sarebbero più stati problemi. Ma non andò così: al primo tentativo, la lavatrice prese addirittura fuoco. La signora tentò inutilmente di domare le fiamme e poi chiese aiuto ai vicini, aprendo la porta e provocando un ulteriore afflusso di ossigeno: sul posto si rese necessario l’intervento dei pompieri e ci furono, come detto, danni anche all’abitazione sovrastante e a quella al piano inferiore. Motivo per cui la vittima dell’incendio, un’ex professoressa di lettere, dovette fare i conti con la devastazione della sua casa e deve farli tuttora con la richiesta di risarcimento del condominio per i danni provocati dal rogo. Il tecnico rumeno che intervenne nell’appartamento ha deciso di patteggiare e gli è stata applicata una pena pari a quattro mesi di carcere. Pare che il problema sia stato determinato dalla resistenza sostituita durante il secondo intervento: al contrario di quella originale, non si “spegneva” in caso di sovraccarico o cortocircuito. Gli altri inquilini della palazzina hanno adesso un responsabile, il titolare del centro assistenza, sul quale rivalersi per i danni.