VARESE Dai “fast food” ai “cheap food”. La pausa pranzo dei varesini non è più solo veloce, ma anche economica. E sul panino vincono i cibi etnici: sushi e kebab.
Sono sempre di più i varesini che durante la pausa pranzo si riversano nei locali etnici. Donner kebab, ristoranti o bar cinesi che hanno cibi più saporiti e meno costosi. Persino meglio dei mitici fast food, dove si mangia velocemente ma per un menù non si spende meno di otto euro. Con una media di cinque euro dagli stranieri si può invece mangiare un kebab (panino o piadina ripieno di carne, verdure e condito con salse alle yogurt o piccante), una porzione di patatine e una bevanda a scelta tra le più comuni. Con la stessa cifra, per i più attenti alle calorie, si può avere un “piatto Kebab” (senza pane, ma ricco di carne e verdure).
Altro pranzo, nuova nazione. La Cina e il Giappone sono ormai ovunque. Ad un prezzo fisso si può mangiare a piacimento tra le innumerevoli varianti di sushi (riso e pesce crudo) e sashimi.
Anche chi non vuole sentir parlare di cibi etnici, sceglie comunque gli stranieri. I locali gestiti dai cinesi, per esempio, hanno un menù per tutti: per gli studenti universitari, per fasce orarie, per i possessori dei ticket distribuiti negli uffici. E per tutti i gusti: pasta, gnocchi, ravioli, prosciutto, carne e verdure. Al “Plus Lounge” di via Vittorio Veneto, con soli quattro euro e cinquanta si mangia un primo, un secondo e contorno comprensivo di bibita e caffè.
Lo stomaco si riempie e il portafogli non si svuota. Con cinque euro del resto è difficile riuscire a saziarsi nei locali del centro. Certo, i cibi sono di diversa qualità e provenienza, ma se piacciono al fisico non fanno certo bene alle finanze. Pranzando con un panino, una bibita e un caffè in qualsiasi bar del centro si spedono in media sei, sette euro. Cifra che lievita, fino a raddoppiare, se si ordina un’insalata (fino a dieci euro), un primo o un secondo (anche quindici euro). Sono molti i locali e i ristoranti che propongono l’opzione menù, ma a meno di dieci euro è difficile scegliere tra un primo o un secondo, da bere e il caffè.
La più conveniente rimane comunque la tradizionale “schiscetta”, meglio se consumata all’aria aperta e non in ufficio davanti al pc. I varesini meno pigri e più parsimoniosi scelgono di portarsi da casa il pranzo e consumarlo intorno alla Fontana di piazza Monte Grappa o sulle panchine dei Giardini Estensi. Opzione che costa di più in fatica, perché occorre prepararsi da mangiare il giorno prima, ma più economica. La classica insalata mista, consumata al bar costa i media otto euro, preparata uguale a casa costerebbe solo tre euro. Un panino, comprato al bar costa quattro, cinque euro. Se si compra il pane e si mettono due fette di prosciutto ce la si può cavare con due euro. Stesso discorso per tutti i piatti freddi che si consumano durante la stagione estiva: insalata di riso, pasta fredda, farro e mozzarella.
Valentina Fumagalli
s.bartolini
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