Pdl teme frana. Alfano-Verdini tentano di bloccare emorragia

Roma, 4 nov. (TMNews) – Quattro giorni, che sembreranno lunghissimi a chi trama per abbattere l’esecutivo e a chi prova a difenderlo disperatamente. Lontano dagli occhi, lontano dal cuore. Con Silvio Berlusconi impegnato nel vertice G20 di Cannes, ancora più che in passato, è toccato dunque ad Angelino Alfano e a Denis Verdini cercare di fermare l’emorragia dei “trasfughi” dal Pdl.

Di fronte alle telecamere, al termine dell’incontro della
delegazione del partito con Napolitano, il segretario del Pdl ha
assicurato che il governo “ha i numeri per arrivare al 2013”. Le
ultime parole famose. Perché se ancora non è dato sapere quanti
mal di pancia Alfano e Verdini siano riusciti a far guarire, è
invece certo che la moral suasion non ha sortito gli effetti
sperati su Alessio Bonciani e Ida D’Ippolito, che oggi hanno
deciso di traslocare all’Udc. “E non saranno gli unici” assicura
chi sta seguendo da vicino i vari movimenti e soprattutto il
grande attivismo di Pier Ferdinando Casini che non a caso appena
24 ore fa il segretario aveva accusato di “opa ostile” nei
confronti del Pdl.

E’ tutta l’area del dissenso ad essere in fermento. L’Udc gioca di sponda con Fini, prepara nuovi ingressi (si fa il nome di Mazzuca), lavora con Bertolini e altri firmatari della lettera a mettere insieme un gruppo che possa promuovere un atto parlamentare che chieda a Berlusconi quella discontinuità che per ora il premier non intende concedere.

Martedì, trascorsi i quattro giorni, il Rendiconto approderà a Montecitorio. Sarà quella la prima conta, probabilmente non l’ultima alla quale si sottoporrà il governo Berlusconi.
Difficile che le opposizioni affossino proprio quel provvedimento – neanche il Colle vorrebbe, secondo fonti parlamentari – più probabile che cerchino di far scendere la maggioranza a quota 306 (facendo leva sulle astensioni). Dopo, solo dopo, potrebbero essere gli stessi dissidenti a proporre un atto parlamentare (una mozione di sfiducia?) che chieda un nuovo e più largo governo, senza il Cavaliere a Palazzo Chigi.

Lo spettro è racchiuso in una data: il 29 gennaio. Chissà quante volte in queste ultime ore l’avranno citata Angelino Alfano e Denis Verdini. Tante, a giudicare dal numero di chiamate fatte a ciascun dissidente, vero o potenziale, per convincerlo a non lasciare la maggioranza. Il ragionamento, rivolto a tutti, è stato grosso modo questo: “Non ti far incantare dalle sirene di chi sostiene che se va via Berlusconi si fa un governo tecnico e si arriva a fine legislatura, perché se cade questo esecutivo si va a votare”. Il 29 gennaio appunto.

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