VARESE Una Varese di ricchi pensionati. E’ l’immagine della città giardino e della sua provincia tratteggiata dai dati aggiornati dell’Inps sulle pensioni di anzianità e rielaborati dal Sole 24 Ore. Premesso che in tutto il Paese sono costantemente aumentate nell’ultimo decennio sia per numero che per importo, quelle di Varese sono tra le più numerose se rapportate alla popolazione, ma anche quelle numericamente meno aumentate rispetto alle altre province, e infine con un valore medio più alto. Basti pensare che subito dopo Novara, dove i pensionati che ricevono un importo superiore ai 3 mila euro sono 158, c’è la nostra provincia con 145; esattamente la situazione opposta di quella che vivono i cittadini del Sud: nei 23 comuni dell’Ogliastra solo 4 persone ricevono un importo simile. Ma partiamo dai numeri. Scorrendo la classifica stilata in base al numero di pensioni erogate nel 2008 si scopre che a Varese sono diventate 84.121 e rispetto al 1998, dieci anni esatti, sono aumentate appena del 39,4%; solo in altre otto province il totale dei pensionati è aumentato meno rispetto a noi, e sono tutte del Nord. Quello che si nota subito infatti è che da qualunque lato si guardi la classifica nazionale, l’Italia per l’ennesima volta è nettamente spaccata in due: crescita esponenziale degli assegni spediti al Sud, innalzamento molto contenuto
invece per il Nord. +374,4% in un decennio l’aumento delle pensioni erogate a Catanzaro, +270,2% a Vibo Valentia, +261% a L’Aquila, +248% a Caserta. E via così. Parlando di importi, come si diceva, il valore medio del Varesotto è piuttosto alto: arriviamo a 895 euro e ci classifichiamo tra le prime dieci province italiane; il record però spetta a Milano, 1.059 euro di media, seguita da Roma, 1001 euro. Peccato che se per ora non c’è da lamentarsi guardando il valore degli assegni pensionistici di casa nostra, siamo tra quelli che in dieci anni lo hanno visto aumentare meno, si parla del 43,3%. E’ cresciuto di più invece nel vicino milanese, +49,7%, anche se il rigonfiamento record in Italia spetta alla capitale: +58,9%. Stupisce poco a questo punto sapere che anche sulle pensioni di vecchiaia l’Italia è spaccata. L’Inps infatti è arrivata in pareggio, e questo è positivo, ma soltanto grazie al bilanciamento del Nord. Guardando nel dettaglio le pensioni meridionali inoltre si scopre un dato curioso: a pesare parecchio sono le pensioni agricole, voce in cui rientra la così detta “disoccupazione agricola” che viene assicurata con una contribuzione soltanto figurativa. Si tratta quindi di un reddito assistenziale, erogato a centinaia di migliaia di non contribuenti, che crea quei buchi di bilancio che qualcuno deve provvedere a coprire.
s.bartolini
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