BUSTO ARSIZIO Si rinnova lo sportello antiviolenza di via Bambaia 3, con un potenziamento degli orari di apertura: sarà infatti aperto tutti i giorni dal lunedì al venerdì, dalle 9 alle 12.Gestisce lo sportello l’associazione di volontariato Eva, che si impegna nella lotta alla violenza contro le donne: questo aumento delle ore di apertura dello sportello (prima era aperto sei ore la settimana) è finalizzato non solo a rafforzare la risposta a chi chiede aiuto, ma anche all’individuazione della domanda, specialmente quando questa è latente.Ne
parla l’assessore ai servizi sociali Ivo Azzimonti, il quale sostiene «abbiamo voluto arricchire l’offerta e rendendola più consistente ed efficace: l’idea è quella di mantenere e rafforzare la rete istituzionale già costituita e di potenziarla con l’apporto del mondo imprenditoriale, in modo da favorire l’inserimento lavorativo delle vittime. Sappiamo quanto è difficile arrivare alla denuncia che risulta essere uno degli ultimi atti, uno strumento avanzato per la realtà culturale, sociale e psichica in cui la donna si trova quando è vittima di reiterato e silenzioso maltrattamento».
Il titolo del progetto è molto esplicativo “Mai più sole”, ed è finalizzato alla sensibilizzazione tramite seminari, convegni, eventi pubblici, incontri con le scuole e le parrocchie.
La legislazione, in materia di violenza, è spesso carente, ma una raccolta sistematica dei dati e una continua ricerca, permetteranno di proporre miglioramenti dei codici; mentre un continuo confronto con le esperienze altrui, permetterà un migliore interfacciamento nell’affrontare situazioni problematiche.
Il tutto, focalizzandosi sull’ascolto, come sostiene Azzimonti: «abbiamo pensato di rilanciare lo sportello di ascolto: ascolto non è qualcosa di neutro, l’ascolto è sempre attivo è frutto di capacità professionali che aumentano la sensibilità empatica e rendono più efficace lo sguardo sull’altro: ascoltare vuol dire accogliere, curare, selezionare e rendere meno spuria la domanda. Ascoltare vuol dire anche aspettare, una risposta precipitosa, un intervento caotico ammazza ogni risorsa. Pertanto prioritaria è stata l’attenzione a chi è in prima linea ad accogliere la domanda, ovvero i professionisti, psicologi, educatori, assistenti sociali, che abbiamo coinvolto a titolo di volontariato, a cui è stata data una formazione specifica e, soprattutto, a tutti loro verrà garantito lo strumento principe necessario a ogni relazione di aiuto: la supervisione. Supervisione vuol dire garantire a ciascuno la presa di distanza da sé, vuol dire sostenere emotivamente e cognitivamente l’operatore di fronte al caos delle emozioni altrui, affinchè si eviti di confondere i propri bisogni con quelli della donna che si ha di fronte».
j.bianchi
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