Premier, caro nemico di Varese «Il derby mi ha insegnato a vincere»

Premier, caro nemico di Varese «Il derby mi ha insegnato a vincere»

di Francesco Caielli

VARESE Probabilmente, in quelle partite infuocate e infernali, è stato il giocatore più insultato dai tifosi varesini. Perché Roberto Premier incarnava lo spirito del derby, lo faceva proprio dal primo all’ultimo secondo, e piuttosto che perdere contro Varese si sarebbe fatto ammazzare. Odiato perché temuto: sgraziato e con poca tecnica, ma capace di accendersi e di buttare in campo i suoi attributi sconfinati. «La partite con Varese – racconta – erano qualcosa di diverso: non c’entravano nulla con le altre».Perché?Probabilmente si portavano dietro il peso e la forza della storia: una volta, e per una volta intendo davvero tanti anni fa. La grande rivalità

nata tra Ignis e Simmenthal è proseguita nei nostri tempi per arrivare fino ad oggi, immutata o quasi.I derby di Roberto Premier.Erano sempre dei grandissimi incontri, anzi: dei grandissimi scontri. Noi giocatori eravamo quasi tutti italiani e conoscevamo benissimo l’importanza di quello che ci giocavamo: dalla settimana prima si parlava e si pensava solo di derby. E poi c’erano i tifosi.Racconti.Sia che si giocasse a Varese, sia che si giocasse a Milano, i palazzetti erano divisi a metà: varesini da una parte, milanesi dall’altra. Una bolgia continua: chiunque attaccasse lo faceva sotto i fischi dei tifosi avversari, ogni canestro era salutato da un boato.

Aneddoti?
Io ho iniziato a giocare i derby contro Varese in un momento molto particolare nella storia delle due società, perché sono arrivato a Milano insieme a Dino Meneghin che aveva appena lasciato Varese per vestire la maglia degli odiati rivali.

Quindi?
Quindi quelle partite erano particolari per tutti: avevamo addosso gli occhi dell’Italia, i tifosi di Varese aspettavano Dino per urlargli tutta la loro rabbia e la loro delusione, lui era emozionatissimo e quindi eravamo emozionati anche noi.

E come sono state, quelle partite?
Nel giro di due mesi era cambiato tutto: prima Meneghin era amato dai varesini e odiato dai milanesi, poi la situazione si è capovolta. La gente, in quell’estate, aveva detto che Dino era andato via perché ormai a fine carriera: lui aveva una gran voglia di dimostrare che non era vero.

Beh, ci è riuscito…
Direi: ci ha fatto vincere tutto. Però in quelle partite a Masnago si è preso un sacco di insulti: mi sa che ho imparato da lui.

A fare che?
A essere insultato: me ne hanno dette di tutti i colori, a Varese e nel resto d’Italia. La «scuola» di Meneghin mi ha insegnato a reagire nel modo giusto: vincendo le partite.

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