VARESE Centoquattordici aziende agricole lattiero-casearie varesine rischiano di chiudere, con pesanti ricadute sul territorio e sull’occupazione. Centinaia di nostri agricoltori e allevatori hanno visto una diminuzione del loro reddito fino al 25%, il doppio rispetto ai colleghi europei.È ciò che emerge dalla 63° assemblea di Confagricoltura Varese che si è svolta questa mattina a Ville Ponti per parlare dei problemi che interessano il settore e i 600 associati. «Gli agricoltori non riescono a recuperare sul fronte dei prezzi, che sono la vera spina nel fianco: – 16% per il vino, – 15% per la frutta, oltre il 10% in meno per i cereali e oltre l’8% in meno per l’olio. Per non parlare della zootecnia, suini e avicoli» ha detto Pasquale Gervasini, presidente di Confagricoltura Varese. «La produzione lorda vendibile viaggia a un ritmo del -4%, mentre i costi di produzione segnano un aumento del 25%. Emblematico l’esempio del latte: al supermercato viene venduto da 1.20 a 1.50 al litro, mentre alla stalla è pagato 0,33 euro, il 400% in meno». Confagricoltura ha rivolto reiterati appelli al Governo per definire
una politica a sostegno del settore primario. Sono arrivati incentivi ai settori industriali, all’artigianato e al terziario, come per esempio la cassa integrazione. Lo stesso non è accaduto con le aziende agricole. Come se non bastasse, per ottenere gli incentivi, gli agricoltori devono affrontare una burocrazia costosa che sottrae giornate di lavoro. «La sopravvivenza delle aziende dipende dalla forza di andare avanti degli agricoltori» ha detto Gervasini. «Per sfamare il mondo, però, non si possono affamare gli agricoltori» ha continuato Federico Vecchioni, presidente nazionale di Confagricoltura. «I paesi più avanzati stentano a stanziare incentivi per l’agricoltura. Chiediamo una stabilizzazione della fiscalizzazione». La caduta dei prezzi costringe i proprietari a vendere il bene primario del proprio lavoro: la terra. Nella provincia di Varese sono rimasti solo 14 mila ettari di superficie agricola utilizzata, mentre nel 1982 erano 32.500. «Se si va avanti di questo passo cosa potrà tutelare l’agricoltura tra una ventina d’anni?» ha domandato Gervasini. «Senza terra non si produce niente. Ci resteranno soltanto i boschi che oggi occupano più del 50% del territorio provinciale?». Adriana Morlacchi
s.bartolini
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