Pro, la speranza iniziò col lago E con un lago non deve finire

BUSTO ARSIZIO La prima illusione per il popolo biancoblù, la prima sensazione beffarda di un’aria nuova è giunta con la brezza del lago. E su un lago differente e lontano si è infranto. O meglio, così pensano coloro che hanno fatto del male alla Pro Patria. Ma nonostante le sofferenze c’è una magia che non può essere spezzata, quella devozione dei tifosi che ha fatto breccia in tanti (dalla Regione ai sostenitori del Feralpi, visto che diversi in tribuna applaudivano l’abbraccio della curva ai tigrotti). Purtroppo non in altri.

SUBITO TRADITI
Quest’anno è da ripercorrere, o da dimenticare? Quando si sta male – e il giorno dopo la promozione sfumata è vero che si sta decisamente peggio – si tende a privilegiare la seconda opzione. Noi ci vogliamo ribellare, anche a fatica, pensando ai tanti momenti condivisi con il vero tesoro di quest’anno, oltre alla maglia in sé ovviamente: il mister e i ragazzi.
Arona, luglio 2010 eravamo incavolati neri per la retrocessione, l’amarezza rischiava di sfaldare il popolo della Pro Patria. Ma di fronte alla discesa in campo di Carlo Regalia e a promesse di un nuovo corso da parte dei Tesoro, i sorrisi riuscivano comunque a spuntare. Ci si poteva rimettere in marcia – come gridavano gli slogan dei club – per riprenderci l’orgoglio, riprenderci tutto. Certo, lo Speroni non si è ripopolato come ai tempi della cavalcata (sfumata) verso la B, ma è rimasto chi credeva. Com’è noto, tutto è andato in tilt presto, prestissimo.
Antonio lasciava la presidenza con una lunga lettera, il padre Savino pubblicava una missiva sul sito dell’Aurora Pro Patria, tuttora in bella vista nella homepage: «Disimpegno motivato da ragioni di carattere strettamente personale». Non ci interessa ripercorrere i botta e risposta di questi e altri tempi, le tappe dalla scomparsa di Tesoro all’entrata in scena di Pattoni, poi puntualmente in dissolvenza.
Ci interessa la sostanza. Una squadra che è rimasta un cuore unico, grazie a Raffaele Novelli, e che ha trascinato partita dopo partita senza fatica i tifosi, solo desiderosi di sostenere e fare del bene alla loro Pro Patria.

QUEL CHE RESTAResteranno le pagine della manifestazione in piazza San Giovanni lo scorso dicembre, quando giocatori e sostenitori si sdraiarono simulando la morte della società. E che dire dell’occupazione dello stadio Speroni, che attirò i media, ma soprattutto scrisse una storia di uomini e di coraggio che non si è mai sentita nel mondo del calcio. Se n’è appunto accorta la Regione, grazie al nostro Leo Siegel che si è adoperato perché i club ricevessero il premio Rosa Camuna. La politica di casa nostra? Si è passati dagli incontri a Palazzo allo zero assoluto, fino all’assenza delle istituzioni domenica scorsa a Salò. Già, bisognava confrontarsi sulla giunta: importante, non si discute, solo che ancora ieri non ce n’era traccia. Eccezione il vicepresidente della Provincia Gianfranco Bottini, presente come tifoso anche negli anni (ancora) più disgraziati. Domenica la partita è finita come non doveva, e l’amarezza trascina spesso i veleni con sé. Ma, tanto

più di fronte alle lacrime disperate dei giocatori, di fronte a un mister che scoppia a piangere alla vista delle sue figlie, non si può cedere a questa tentazione.E’ finita la magia? No, ci ha provato chi ha detto «Vi darò il carburante», e incendia l’ambiente da quando l’ha tolto. Ci ha provato – consapevolmente o meno, non lo capiremo mai – la classe politica bustocca, alternando grida manzoniane a silenzi impressionanti. Ci ha provato l’indifferenza di una larga parte della città, che ha così confortato i primi due soggetti. Adesso, mentre regna la confusione e la verità non si fa avanti, mentre soffriamo per la nostra malasorte, pensiamo al “tigrottino” che ha vinto il nostro sondaggio sul sito (dietro di lui Valentina Lualdi e Lele Magni). Lui ogni domenica ha scandito le partite, con la maschera fieramente addosso: caldo, freddo, nulla l’ha fermato. Per noi vale ancora la pena batterci e seguirlo.Marilena Lualdi

m.lualdi

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