BUSTO ARSIZIO Una spettacolare rimonta e un pareggio conquistato con un superGiannone. La Pro Patria stasera al Sociale può festeggiare davvero dopo la partita ieri a Mantova.
La vostra normalità, ragazzi, si traduce in questo: effetti speciali. Quelli che trasformano una partita tentacolare – e in cui, pur a denti stretti, eravamo pronti a perdere qualcosa, ma proprio qualcosina – in un incontro dal puro spirito tigrotto. Quella targa consegnata dai tifosi domenica scorsa sembra scolpita già in voi da un po’, va precisato.
Che cos’è se non avere queste scintille contagiose dentro di voi, trovarsi sotto di due in un campo ostico e risalire senza battere ciglio.
Si potrebbe gridare che è stato il Giannone day. Ma nell’inchinarci ancora una volta al nostro irresistibile e incontentabile (per fortuna) ragazzo, non possiamo che urlare un unico nome: Pro Patria. Perché è la nostra Pro, e questo gruppo la sta rappresentando in blocco.
L’ha fatto anche ieri, senza tirarsi mai indietro, senza perdere la speranza, cominciando apparentemente alla rinfusa e permettendo all’avversario di pregustare un pranzetto natalizio.
Poi la marcia frenetica, che veniva accompagnata, per chi di noi friggeva lontano, dalla voce di Giovanni Toia. Giannone che non perdona su rigore, anzi quello è un antipasto che lo fa cogliere da fame tremenda: così confeziona un piattino da chef mica da ridere, esaltato da tutti i presenti.
Noi malediciamo per un istante la sorte che non ci ha permesso di contemplare con i nostri occhi quel gol. Eppure sì, l’abbiamo visto, sentito tutto. Nella voce ammirata di Giovanni, nell’emozione che ci ha percosso come una sferzata.
Ragazzi, era dura ma non volevate rovinarci la festa di stasera: che sarà la Festa, perché abbracceremo l’intera Pro Patria, le sue radici e il suo futuro. Vi ringraziamo perché avete voluto mantenere sfavillante il nostro sorriso. E stasera ci saremo.
Ci saremo, perché siete dei lottatori e ci insegnate qualcosa anche sulla vita. Perché vi abbiamo visti arrivare quest’anno o vi conosciamo da tempo. Perché vi abbiamo visti crescere. Come Dario Polverini, che oggi è stato maestro di saggezza: era un ragazzo, ora guardate come riesce a essere autorevole, nella sua simpatia. E sulla bacheca gridava dopo la partita: «Ve l’avevo detto, non moriamo nemmeno se ci ammazzano».
Hai ragione, Dario. Hai ragione, Pro Patria. Godiamoci la festa e poi aggrediremo il nuovo anno. Siamo nati per questo.
Marilena Lualdi
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m.lualdi
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