VARESE E’ quasi sempre difficile – non per gli storici ma per chi vive nella globalizzazione e si disinteressa di riconciliarsi con le proprie origini – dover ricondurre le tradizioni celtiche al nostro territorio. Potrebbe aiutare il Festival dell’Insubria, che oggi alle 21 al Teatro Apollonio (biglietti a euro 35 e 40) ha deciso di invitare Alan Stivell.
Bretone che si innaffia di cultura popolare (nazionalismo in odor di indipendentismo, per la sua gente), nasce in una famiglia dove ci si abbevera alla fonte pura delle radici celtiche e figlio di un impiegato del Ministero delle Finanze francese innamorato della liuteria. Un amore che nel 1953 darà i suoi primi frutti con la realizzazione di un’antica arpa degli avi per dire che le voci della Storia sono ancora vive. Anche se poco o nulla lega la nostra terra a Stivell e alla forte idea di riscatto della Bretagna, della Scozia, dell’Irlanda o dei Paesi Baschi.
I secoli hanno segnato la geografia così come segnano le note di questo musicista che riesce ad amalgamare il bretone al francese ed all’inglese. Ad un ritorno alle proprie discendenze attraverso la ricerca su vecchie scale musicali (con tanto di testimonianze scritte) e su una tecnica vocale come è il Kan ha Diskan. Modalità riconducibile alla notte dei tempi, raffinata, difficile e a rischio di estinzione ma, grazie a lui, riportata alla luce ed oggi praticata anche dai più giovani. E da chi, anziano, crede nella tradizione orale come passaggio verso il futuro.
e.romano
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