Roma, 8 set. (TMNews) – “Non mi considero un competitor in tal senso. Se si profilasse un governo allargato, io sono qua, pronto. Ho la passione per il mio Paese e metto a disposizione quel che ho imparato. Ma non faccio un partito alla Montezemolo”. Alla fine Alessandro Profumo si è candidato annunciando, a quasi un anno dall’uscita forzata da Unicredit, di essere pronto a dare il suo contributo. Tra i primi a farsi vivo con lui subito dopo, proprio l’uomo che da più di un anno si scalda sul trampolino, pronto a tuffarsi senza tuffarsi mai: Luca di Montezemolo con la proposta di un incontro ravvicinato.
‘L’Espresso’ in edicola domani ricostruisce così la discesa in campo dell’ex banchiere.
Profumo respinge gli attacchi sulla sua super-liquidazione, 40 milioni di euro: “Sono stato trasparente, non considero il mio reddito una colpa”. Le acquisizioni delle banche dell’Est europeo. La vendita dei derivati finanziari. Su tutto questo Maurizio Belpietro, la stampa e i politici di destra hanno già cominciato a roteare le lame: i nemici, certo. “Ma anche gli amici”, assicura ironico Profumo. E spiega all”Espresso’: “Non ho un programma politico. Ma delle idee sulla parte economica per un Paese con gravi problemi che deve imparare a reagire”, dichiara.
Profumo parla della necessità di una manovra da 300 a 400 miliardi. E di patrimoniale, privatizzazioni, revisione della spesa, “ma in un clima di concertazione. Misure sgradevoli che solo un governo di larghe intese potrà mai fare”. Ha fama di essere molto determinato, e al tempo dell’Unicredit era tacciato di grande arroganza: “Se arrogante vuol dire libero, allora lo sono; so di essere vissuto come un tipo ingombrante”.
Red/Arc
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