“Quante emozioni a Varese Per questo torno da voi”

“Quante emozioni a Varese Per questo torno da voi”

VARESE Giovanni Allevi, di scena giovedì 28 aprile alle 21 (biglietti ancora disponibili da euro 42 a 32) al Teatro Apollonio – visita la nostra città per la terza volta consecutiva. Una ragione c’è, e la spiega lui stesso: «Tengo tantissimi concerti, quindi vedo molti teatri. Della maggior parte non ho memoria, invece l’Apollonio di Varese me lo ricordo benissimo: la gradinata, il tetto, il parcheggio. Siccome io ricordo ciò che mi emoziona, evidentemente ogni volta che torno a Varese ricevo grandi emozioni».Quelle

di un pubblico caloroso e di un pianoforte – il Boesendorfer Imperial, con il quale il giovane artista incide i propri dischi – che sarà con lui sul palco: «A pochissimi pianisti è dato il privilegio di portare con loro lo strumento: quest’anno me lo sono meritato. E per quanto riguarda la mia musica, lo dico da subito, ho grandi sostenitori anche nel mondo accademico: da Franco Scala, direttore dell’Accademia Internazionale di Imola, a Claudio Scimone, direttore de I Solisti Veneti».

Nonostante lei sia un personaggio scomodo?
Certo, lo sono perché è probabile che rappresenti un cambiamento. Un tempo ne soffrivo, oggi ne vado fiero perché intorno a me c’è l’affetto del pubblico».

La sua idea di musica classica contemporanea ha infastidito notevolmente: non ci ha fatto caso?
«Mi sembra di ricordare qualcosa…(la critica di Uto Ughi ad Allevi, ndr). E’ successo perché metto direttamente in contatto la mia musica con il pubblico senza passare dai meccanismi del mondo accademico. D’altronde sono libero: non devo rendere conto a nessuno se non a chi mi ascolta, e questo infastidisce».

Continua a pensare che qualcuno abbia voluto “abbatterla”?
«Qualcuno ha tentato di abbattermi – è evidente – con una violenta operazione di delegittimazione nei miei confronti. Ma va bene così. Adesso, però, non mi ferma più nessuno».

Per alcuni, il concerto di Natale al Senato della Repubblica è stato un boccone amaro…
«Ho avuto il coraggio di uscire dalla Torre d’avorio del conservatorio e di confrontarmi con il pubblico. Non mi sono chiesto come mai abbiano scelto me, ma mi sono detto: per forza, dopo 43 concerti sinfonici in tutto il mondo è inevitabile!».

La musica classica contemporanea, come lei stesso la definisce, esprime lo spirito del tempo in cui si vive. I Rolling Stones furono contemporanei e divennero classici: che ne dice?
«E’ vero, perché la musica è uno specchio del momento storico in cui si crea. E ogni artista aggiunge qualcosa di nuovo a coloro che lo hanno preceduto. Quindi ci sarà una nuova musica classica, un nuovo rock, un nuovo pop e un nuovo jazz. E questo fa arrabbiare chi vive nell’immobilismo».

A Varese presenterà un programma del tutto particolare: alcuni fra i suoi autori più amati. Quali?
«Eseguirò brani di musica classica e alcune mie composizioni che non ho mai presentato in pubblico seppur già pubblicate in cd. In aggiunta quei brani che devo suonare per forza, altrimenti i fan mi corrono dietro. Perché la musica classica? Perché mi va. Per il solo piacere di condividere con il pubblico la genialità di chi è venuto prima di noi: Chopin, Bach, Wagner e Liszt».

Non deve qualcosa del suo successo al marketing?
«Assolutamente niente. In Corea, senza alcuna pubblicità, mi sono trovato davanti 2000 ragazzi grazie a YouTube. Credo molto poco nel marketing e molto nei giovani perché sono positivi e sensibili. E’ a loro che va data la possibilità di esprimersi».

Eppure chi studia composizione ha qualcosa da ridire…
«Ce l’hanno con me perché uso le forme della musica classica – notturno, romanza senza parole, sinfonia concertante e suite sinfonica – in modo nuovo. Non capiscono che davanti a loro c’é un Paradiso Terrestre pronto ad accoglierli…».

E’ sufficiente una melodia orecchiabile per avvicinare un nuovo pubblico?
«Quando sono stato invitato lo scorso anno a Sanremo, da Paolo Bonolis, ho suonato Piano Karate: forse la mia composizione più complessa. Eppure, nonostante avessi fatto quella scelta apposta, ci fu un’impennata negli ascolti. Non voglio che passi l’idea che basta una musica semplice per accattivarsi il pubblico».

La musica salverà il mondo?
«Sì, e intanto ha salvato me dall’isolamento. E’ probabile che la musica abbia questa meravigliosa potenzialità, anche se non voglio mai affidarle finalità che non ha».

Davide Ielmini

v.colombo

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