Quel filo che lega danza, jazz e Varese. Davide Ielmini ambasciatore a Ivrea

OPEN PAPYRUS JAZZ FESTIVAL. Il giornalista e musicologo celebrerà i 30 anni di carriera degli Enten Eller

– Un varesino in terra piemontese per parlare di jazz, musica e danza ma anche del forte legame che la nostra città ha avuto e ha tuttora con queste tre meravigliose forme d’arte. Nostro ambasciatore sarà il giornalista e musicologo , che interverrà in qualità di relatore domani a partire dalle 18 nella chiesa di S. Marta a Ivrea all’incontro “Freedom Jazz Dance, Aut Aut o…oppure. Rapporti tra la musica creativa e la danza, tra la letteratura e la filosofia”. Relatori alla tavola rotonda, moderata da , saranno (danzatrice e coreografa), (danzatrice) e (direttore della rivista “Danza e Danza”). Un incontro che concluderà alla grande la tre giorni dell’Open Papyrus Jazz Festival, quest’anno dedicato ai festeggiamenti per i 30 anni di attività degli Enten Eller, gruppo di punta della musica jazz e contemporanea internazionale, ensemble “storico ma non datato”, riconoscibile dalle idee e nei suoni. Enten Eller che, però, non suoneranno: la storia ha un peso che a volte è bene affidare al silenzio e al pensiero di altri che rifletteranno sui tanti dischi prodotti dal gruppo per l’etichetta discografica varesina Splasc(h) Records. Atlantide, Medea,Trait d’union, Melquiades, Auto da fè, Euclide, E(x)stinzione e Settimo Sigillo (dvd) non sono semplicemente aggregati di note, ma distillati di letteratura e filosofia accolti con entusiasmo dal pubblico e dalla critica europea e nordamericana.«Ci sono compositori, interpreti, improvvisatori

per i quali la danza ha un significato quasi mistico – dice Ielmini – Per gli Ente Eller ma anche ­ e oserei dire, soprattutto ­ per gli Odwalla, la danza ha la stessa importanza che lo swing assume nel jazz. Uno swing che parte da un modo di pensare libero, preciso, scientifico. Uno swing che appartiene all’anima, al modo di osservare la vita, di raccontare».Danza non da intendere come ballo, ma piuttosto secondo una concezione più simile al rapporto che sussiste tra musica e poesia. «Luciano Berio affermava che “descrivere questo rapporto è assurdo, soprattutto oggi che musica, danza e parola sono concepiti come veicoli fondamentali verso il sogno di un teatro totale” – continua Ielmini – Una certezza, seppure filosofica, c’è in un’affermazione di Martha Graham, madre della danza moderna: “Le nostre braccia hanno origine dalla schiena perché un tempo erano ali”. Dunque musica e danza non possono non vivere un rapporto compiuto, seppur a volte violento o stridente. Non possono non combattere a difesa della loro autonomia per poi ritrovarsi in un abbraccio reciproco. D’intesa ma, ancora una volta, di sfida. E questo è quello che Enten Eller e Odwalla hanno sempre fatto con modalità diverse: di resistenza quasi fisica nel caso dei primi, di audace sensualità i secondi».Insomma, un jazz senza confini. Perché se non si danza per piacere, si balla per scappare.