Sono trascorsi esattamente 70 anni dalla notte in cui Varese conobbe da vicino l’orrore della guerra, colpevole di possedere, quasi nel cuore della città, uno stabilimento aeronautico modello, produttore dei temibili caccia MC 205, gli unici in grado di contrastare gli apparecchi anglo-americani.
Ma la tragica notte tra il primo e il 2 aprile 1944, gli stabilimenti Aermacchi furono soltanto sfiorati dalle bombe inglesi, che alla cieca colpirono case, cimiteri, chiese tra Casciago e Masnago, fino alle prime propaggini della città, interessando anche il colle dei Miogni, per un’area complessiva di due chilometri quadrati.
Trecento persone senza casa
Il mattino dopo erano spariti il vecchio cimitero di Masnago e il monumento ai caduti, la portineria di villa Bolchini, il parco dell’allora seminario di Villa Baragiola, il convento e la vecchia cappella dei frati della Brunella, gravemente danneggiati il campo sportivo e la pista ciclistica, nonché il carcere dei Miogni.
Sedici i morti e venticinque i feriti, e oltre alle abitazioni private, le bombe alleate distrussero diverse fabbriche, tra cui i depositi di mobili dei fratelli Alesini e soprattutto l’antica e gloriosa tipografia Nicola, che agli inizi del ‘900 aveva stampato, tra l’altro, le oggi rarissime edizioni di e . «Furono più di 300 le persone rimaste senza tetto e per esse scattò immediata la catena della solidarietà», si legge nel libro “Aprile 1944 – Varese sotto le bombe”, pubblicato da.
A Varese arrivò in visita ai feriti il cardinale, e il 4 aprile la città rese omaggio alle vittime del bombardamento con funerali solenni.
© riproduzione riservata













