Quell’uomo alla tastiera fa sentire primi gli Ultimi

Quell’uomo alla tastiera
fa sentire primi gli Ultimi

Suonare per strappare un sorriso alla gente, specialmente la più bisognosa. Questa la missione di Salvatore Agusta che lavora come impiantista, ma che ama la musica e sopratutto gli effetti che le note musicali hanno sulle persone. È per portare allegria nel cuore delle persone che in tutti questi anni Salvatore non ha mai abbandonato la passione della tastiera, nonostante gli impegni lavorativi e

famigliari. «Nella vita faccio tutt’altro, ma è quando posso suonare che mi sento veramente al massimo – dice Salvo – Non sono un musicista che scrive canzoni, faccio cover. Uso la musica per fare aggregazione. Quando ci sono io la gente si sblocca e si diverte, per questo ogni tanto mi chiamano per suonare per feste e matrimoni e io vado con piacere».

Il Capodanno all’oratorio

Ma la vera svolta è avvenuta questo Capodanno: quando Salvatore – che abita a Bizzozero – ha risposto all’appello di Luisa Oprandi che cercava un musicista per suonare all’Ultimo degli Ultimi. La serata che da tradizione si svolge all’oratorio di Giubiano, a cui partecipano numerosi volontari e bisognosi.

Salvatore ha letto l’annuncio e ha telefonato per dire «io ci sono». Quando ha proposto «Piccolo Fiore» gli applausi si sono moltiplicati. E poi le persone hanno cominciato a voler prendere in mano il microfono per un karaoke. «È stata un’esperienza indimenticabile – dice Salvatore – Ho visto l’atmosfera sciogliersi e le persone divertirsi. Io ho tentato di coinvolgere tutti passando il microfono di mano in mano».

I tormentoni anni ’70 – proposti da lui e la compagna di duo Terry – hanno mandato in delirio tutti, italiani e stranieri compresi. Tanto che gli organizzatori vorrebbero che tornassero anche il prossimo anno a suonare.

L’esperienza di Salvatore, che ha unito tutti con la musica, torna attuale anche oggi, che Capodanno è passato da un pezzo. È un simbolo di quella solidarietà che nasce dal basso, dal cuore delle persone. Perché a Giubiano un problema di integrazione c’è e bisogna risolverlo.

Non buttatela in politica

«So che c’è qualcuno nel quartiere che dice che sbagliamo ad aiutare gli stranieri, ma io invito queste persone a non trasformare in politica una cosa che noi facciamo con il cuore, senza guardare in faccia a nessuno» dice Rinaldo Giuliani della Caritas di Giubiano, a qualche settimana dal vergognoso attentato avvenuto nel deposito dei viveri, quando ignoti hanno saccheggiato e distrutto pare dei cibi destinati ai bisognosi. «È vero che c’è gente che pensa queste cose, sono venute alle orecchie anche a me. Di contro, però, ci sono tante persone che ci hanno espresso solidarietà e che ci hanno fatto donazioni. Altre Caritas ci hanno chiesto se avessimo bisogno di aiuto. E chi pensa che il danno che abbiamo subito sia stato causato dall’odio sbaglia, perchè aver distrutto i viveri è stato un atto vandalico bello e buono».

Ma cosa fare per unire di più il quartiere? Poco lontano, la parrocchia di Lazzaretto organizza tornei sportivi misti. Forse quella di Giubiano potrebbe creare qualche evento musicale. E chissà che Salvo non risponda anche a questo appello, contribuendo a portare armonia nel rione.

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