VARESE Prima “Le iene” di Italia 1. Adesso anche Agorà di Rai Tre. La morte di Giuseppe Uva è sempre più un caso nazionale. La spinosa vicenda dell’artigiano spirato in ospedale dopo un trattamento sanitario obbligatorio e dopo alcune ore passate nella caserma dei carabinieri di via Saffi ritorna sotto i riflettori. Giovedì mattina, alle 9, la trasmissione condotta da Andrea Vianello cercherà di fare luce sui misteri che hanno preceduto, accompagnato e seguito quella tragica notte del 14 giugno 2008.
Il servizio di Rai Tre verterà soprattutto sulle conclusioni preliminari stilate dai tre superperiti nominati dal tribunale di Varese. Nel rendiconto viene messo in dubbio il fatto che Uva possa essere morto a causa dei farmaci che gli vennero somministrati in ospedale. Al contrario, si caldeggia la riesumazione del corpo per investigare su eventuali brutalità subite dall’uomo.
Intanto Lucia Uva, una delle sorelle di Giuseppe, ha scritto due lettere aperte: una indirizzata ad Agostino Abate, il pubblico ministero che si sta occupando del caso; e l’altra a Marco Motta, il medico legale che eseguì l’autopsia sul cadavere. «Come può Abate – attacca Lucia Uva – continuare a sostenere la sua posizione, dopo che per tre anni e quattro mesi è rimasto sordo ad ogni nostra reiterata richiesta di perizia, poiché affermava che la causa della morte
di Giuseppe Uva fosse dovuta ai farmaci?». E poi, rivolgendosi al medico: «Mi chiedo come mai, se era così convinto che Giuseppe fosse morto per i farmaci, non abbia avuto il coraggio di dire una parola in difesa della sua tesi». Quindi, di nuovo: «Dottor Motta, vorrei sapere cosa pensa della sua tossicologa che non si è nemmeno presentata di fronte ai periti presentando un’assenza ingiustificata, quasi fosse uno scolaro che non si presenta alla lezione senza un motivo valido».
e.marletta
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