Re Laurenza veste in bianco Piazza piena per il Varese

La piazza si riempie all’ora dell’aperitivo: famiglie intere con ampia rappresentanza di passeggini, padri orfani del resto della ciurma andata in riviera, cuori solitari e donne di ogni età. Anche gente che vedevi sempre al basket e ora aggiunge pallone a pallone.

La piazza è il leitmotiv della notte del Varese. È la strategia vincente, dicono tutti. Basti il parere di un guru del marketing come , re di tutto ciò che ruota attorno al Giro d’Italia, varesino doc. Ha allestito la scenografia, riesumando anche la “V” dei Mondiali di ciclismo: «Bisogna fare così: andare dalla gente, non aspettarla».

In piazza trovi chi non t’aspetti. Come , ex ciclista che veste la casacca numero 40 col suo nome stampato sulla schiena: «Regalo di mia sorella, graditissimo. Sono bustocco, però tifo Varese: mi sono affezionato da piccolo e sostengo la squadra simbolo della provincia. Anche quando correvo facevo l’abbonamento, e pazienza se riuscivo a vedere a malapena due-tre partite l’anno, di solito col mio amico e collega .

Sempre in curva, anche in questa stagione». È stupito dal clima: «Sembra di stare sulla salita di un tappone dolomitico, è passione da grande ciclismo». E va controcorrente: «Il territorio deve aiutare di più Laurenza, la B è un patrimonio. E capisco poco la rivalità Varese-Pro Patria: unendo le forze si andrebbe in serie A tranquilli». Tipo un governo Pd-Pdl, scherza il vicino: ops, eresia, eppure è successo…

Di Olimpo parla anche , agronomo e tifoso storico, in fila come tanti – diciamolo, quasi tutti – al reparto salamelle: «Mai visto un entusiasmo così, neanche ai tempi di Borghi: ma allora la casa del Varese era Comerio. La squadra? Mancano uomini chiave in difesa e in attacco, però sono fiducioso. Potremmo fare la fine del Sassuolo».

Al gazebo dedicato vanno a ruba le maglie ad hoc con l’effigie di . L’ambiente è elettrico: i ragazzi della curva compaiono da corso Matteotti con cori, bandiere, striscioni, persino i botti. La squadra scende dal buen retiro del Palace alle 20.35, accolta dai peana del popolo adorante. In un angolo, spera che «si scelga la maglia rossa, è quella del Peo e del Varese. Comunque, una festa popolare così non si vedeva da tanti anni: questo presidente ha portato una ventata di novità tangibile».

Alla presentazione della squadra, guidata dalla madrina e dal… padrino , in piazza Monte Grappa non ci sta nessuno in più. Compaiono i soci napoletani, e : nubi estive sgombrate?

L’applausometro del palco premia per primo mister , che raccoglie auspici e consigli del sindaco (e li cassa: «Ascolto tutti, tanto poi decido io») e quasi si commuove: «Un’ovazione così l’ho avuta solo anni fa a La Spezia, grazie». Poi, i giocatori: tutti ai piedi di e , ovvio, ma anche di e di («Resta con noi», è la preghiera cantata). Quando compare vien giù la fontana: partono inattesi fuochi d’artificio e al brasiliano luccicano le pupille. Lì capisci perché non è andato dagli sceicchi: il suo bengodi è questo. Infine, passerella per due cuori biancorossi da trapiantare, e : senza di loro, si andrebbe a tre cilindri.

Premi sparsi ai primi abbonati, e a due splendidi bimbi congolesi. Poi, il clou: le maglie. La rossa è tradizionale, semplice, ricorda quella della scalata. La bianca ha la croce di San Vittore sul petto, incidentalmente anche la bandiera della curva che infatti si esalta. La nera ha la “V” rossa sul petto, è molto bella ma resta incompresa. La gente le studia a lungo: intanto le regalano a , a , ad . Sembra un conclave, tre votazioni per non sbagliare: prima a suon di decibel, poi di mani alzate. Stravince la bianca, i biancorossi diventano biancocrociati. Il vessillo identico, sul pennone della torre, si cheta: Eolo ha deciso di soffiare sulla piazza, di tifare per l’altra bandiera gemella, quella indossata dal Varese. Il famoso vento di Masnago.

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