Roma, 7 giu. (TMNews) – Il quesito referendario sul nucleare, così come è stato riformulato dalla Cassazione, è “connotato da una matrice razionalmente unitaria e possiede i necessari requisiti di chiarezza, omogeneità ed univocità”. Lo ha sottolineato la Corte costituzionale, nella sentenza n.174 depositata oggi con la quale ha dichiarato ammissibile la richiesta del voto popolare. La pronuncia della Consulta è stata adottata all’unanimità, giudice relatore è Giuseppe Tesauro.
I giudici costituzionali hanno osservato che le norme delle quali si propone l’abrogazione (commi 1 ed 8 dell’articolo 5 del dl omnibus) risultano, dopo la riformulazione del quesito da parte dell’Ufficio centrale della Cassazione, “unite da una medesima finalità”: quella cioè “di essere strumentali a consentire, sia pure all’esito di ‘ulteriori evidenze scientifiche’ sui profili relativi alla sicurezza nucleare e tenendo conto dello sviluppo tecnologico in tale settore, di adottare una strategia energetica nazionale che non escluda espressamente l’utilizzazione di energia nucleare, ciò in contraddizione con l’intento perseguito dall’originaria richiesta referendaria, in particolare attraverso l’abrogazione dell’art. 3 del d.lgs. n. 31 del 2010”.
Dunque, “anche il quesito in esame – ha osservato ancora la Consulta nella sentenza di ammissibilità del referendum sul nucleare – mira a realizzare un effetto di mera ablazione della nuova disciplina, in vista del chiaro ed univoco risultato normativo di non consentire l’inclusione dell’energia nucleare fra le forme di produzione energetica”. E ciò “fermo restando, ovviamente, che spetta al legislatore e al Governo, ciascuno nell’ambito delle proprie competenze, di fissare – concludono i giudici costituzionali – le modalità di adozione della strategia energetica nazionale, nel rispetto dell’esito della consultazione referendaria”.
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