Un anno e mezzo fa l’assoluzione in primo grado dei vertici della sanità regionale e varesina dalle accuse in relazione all’appalto del nuovo reparto infettivi dell’ospedale di Circolo.
Una vicenda calomorosa, che vedeva alla sbarra dirigenti del calibro di Carlo Lucchina (ai tempi dei fatti direttore generale a Varese, prima di fare il grande balzo e diventare numero uno della sanità al Pirellone), Roberto Rotasperti, suo successore, deceduto poco più di un anno fa a Lecco, dove nel frattempo aveva assunto la stessa carica.
Ebbene, quel processo non è destinato a chiudersi con quella sentenza: perché la Procura generale l’ha impugnata. L’appello è già stato fissato: si terrà il 6 marzo 2012 davanti alla quarta sezione.
L’imputazione riguardava la violazione delle norme in materia di cessione di contratto di appalto, per fatti relativi al 2001.
Duplice l’ipotesi di falso e truffa. La prima riguardava la cessione dell’appalto (in maniera illecita, secondo l’accusa) dalla ditta Scuto alla Russello: era il 2001. La seconda, più grave, era relativa alla variante che fece lievitare in maniera innaturale (sempre secondo la pubblica accusa) i costi dell’opera da 4 a 6 milioni di
euro: variante della quale non esisteva nessuna necessità e affidata alla Russello in spregio alle procedure di legge, peraltro sottraendola al controllo della regione per timore di vedersi bloccare i finanziamenti. Tutto ciò, a detta della Direzione distrettuale antimafia, avrebbe procurato cospicui e illeciti ricavi alla ditta siciliana e, di riflesso ai subappaltatori.
Tra gli imputati vi sono Paolo Ciotti, ex responsabile dell’ufficio tecnico; Mario Noschese, direttore amministrativo dell’azienda ospedaliera all’epoca dei fatti; Alessandro Barbarito, all’epoca assistente di Ciotti; Pietro Biondi di Gavirate e Angelo Guerra di Gazzada Schianno, che eseguirono opere in subappalto. L’imputazione comprendeva inizialmente anche l’aggravante per aver favorito un’impresa infiltrata dalla mafia. L’impreditore Russello era stato tuttavia assolto per ben due volte da accuse di questo tipo, e il pm dell’antimafia di Milano Claudio Gittardo vi aveva infine rinunciato.
j.bianchi
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