Dopo quattro mesi di latitanza in Marocco, si è costituito all’aeroporto di Malpensa il 22enne ricercato per la violenta rissa avvenuta ad aprile a Induno Olona, culminata con la morte di Enzo Ambrosino.
Il giovane è rientrato in Italia e si è presentato alle autorità lo scorso 22 agosto, mettendosi a disposizione degli investigatori. Dopo l’arresto è stato trasferito nel carcere di Busto Arsizio, dove si è svolto l’interrogatorio di garanzia.
«Ero sul posto, ma non ho partecipato alla rissa»
Davanti al gip, il 22enne ha ammesso di essere presente al momento dello scontro, ma ha respinto l’accusa di aver preso parte attivamente alla rissa tra i due gruppi.
Il giovane avrebbe spiegato di essere fuggito dopo essere rimasto ferito al collo, sostenendo di aver lasciato il luogo dello scontro per paura e di essersi successivamente allontanato dall’Italia.
Una versione che dovrà ora essere confrontata con gli elementi raccolti dalla Procura e con le testimonianze e gli altri riscontri investigativi.
L’accusa della Procura
La ricostruzione degli inquirenti è diversa. Per la Procura di Varese, infatti, il 22enne avrebbe partecipato alla violenta rissa tra gruppi contrapposti che portò alla morte di Ambrosino.
L’indagine ha già portato alla contestazione dell’omicidio nei confronti di un uomo e del figlio, coinvolti nella vicenda e già sottoposti a provvedimenti giudiziari.
La posizione del 22enne dovrà quindi essere valutata alla luce del suo presunto ruolo nello scontro e degli elementi raccolti dagli investigatori.
Resta in carcere
Nel corso dell’udienza, la difesa aveva chiesto per il giovane una misura meno afflittiva, con gli arresti domiciliari. Il pubblico ministero aveva espresso parere favorevole alla richiesta.
Il gip, tuttavia, ha deciso diversamente e ha respinto l’istanza della difesa.
Il 22enne resta quindi in custodia cautelare in carcere, in attesa degli ulteriori sviluppi dell’inchiesta sulla rissa costata la vita a Enzo Ambrosino.













