Riuscita la clonazione del Piantone. Adesso la priorità è la messa in sicurezza

L’operazione condotta e voluta dal vicesindaco Daniele Zanzi porterà la nascita di vari “piantoni junior” nei parchi cittadini.

La clonazione del Piantone è riuscita. Settimana scorsa il vicesindaco Daniele Zanzi è andato a Erba a ritirare i nove innesti del Piantone, il cedro storico proveniente dal Marocco e piantumato in via Veratti nel 1870. «La vitalità era molto debole e il risultato non era scontato, invece gli innesti sono riusciti – spiega Zanzi -. Si tratta di piccole piante, ma la cosa importante è che il Piantone sia stato clonato».

Il primo tassello per la clonazione era stato messo nel mese di agosto, quando Zanzi aveva raccolto decine di giovani germogli della pianta per portarli a Erba, in un laboratorio specializzato nella clonazione. Oggi possiamo dire che l’operazione è riuscita e che il patrimonio genetico della pianta simbolo della Città Giardino non andrà perso: i Varesini potranno avere altri piantoni con lo stesso corredo genetico di quello storico di via Veratti. Questi «piantoni junior» troveranno casa nei parchi cittadini. La clonazione è un trattamento che è stato riservato solo a pochi nobili esemplari di piante, come l’Ippocastano di Anna Frank ad Amsterdam e il Platano di Villa d’Este piantato da Napoleone.

Quale sarà invece il futuro del Piantone di via Veratti? Il prossimo passaggio è effettuare le prove di stabilità; ottenuti i risultati di queste indagini sarà possibile prendere una decisione sul futuro dell’albero, «il fatto che io sia nella giunta – ribadisce il vicesindaco – è una garanzia che sarà fatto il possibile per salvarlo».

Le prove di stabilità saranno molto accurate, verranno usate tecnologie particolari che consentono di capire la capacità di resistenza del Piantone al vento e agli altri eventi atmosferici. Inoltre, le verifiche consentiranno di capire quale carico la pianta possa sopportare, ovvero quale altezza può raggiungere l’albero per non rischiare di “cadere” su se stesso.

L’obiettivo, come ha già avuto modo di dire l’assessore alla tutela ambientale Dino De Simone, è chiaro: «Vogliamo essere sicuri al 100% che non ci siano possibilità di cedimenti, per questo stiamo tenendo costantemente monitorata la pianta». Pianta che, qualche settimana fa, è stata messa in sicurezza tagliando alcuni rami.

L’albero si è indebolito a causa di numerosi lavori stradali che ne hanno toccato l’apparato radicale, come per esempio il cantiere del 1980 durante il quale venne sostituita la copertura del dotto in cui scorre il Vellone. Nel 2011 è stato individuato il fungo che ha attaccato la pianta. Si tratta di un fungo cariogeno, di cui è stato mappato il Dna nel 2012 grazie alla collaborazione del laboratorio federale di Scienza e tecnologia dei materiali di San Gallo, in Svizzera, diretto dal professor Francis Schwarze.