“Salvate i cedri dell’Himalaya O Varese perderà un patrimonio”

“Salvate i cedri dell’Himalaya O Varese perderà un patrimonio”

VARESE (f.man.) «Fermate le motoseghe». Non si arrendono gli ambientalisti varesini che lanciano l’ennesimo appello al Comune perché i cedri dell’Himalaya di viale Borri siano lasciati dove sono: se verranno abbattuti, come tutto lascia presupporre, si creerebbe un pericoloso precedente che porterebbe Varese ad essere ancora meno una città giardino. Così le associazioni Verdi Ambiente e Società, Amici della Terra, Italia Nostra e Legambiente, hanno mandato un messaggio aperto a voci unificate per salvare il salvabile. Tutto nasce a margine della palazzina su tre piani, proprietà del gruppo Polita, che è sorta  nel parco ex Prevosti di viale Borri tra i civici 72 e 74, al posto di una villetta su un solo piano. Intorno all’edificio ci sono attualmente undici cedri. Otto di questi dovrebbero essere tagliati con «somma urgenza» per ragioni di pubblica sicurezza, secondo il verde pubblico del Comune che ha già dato l’autorizzazione. Secondo la proprietà del nuovo residence invece andrebbero abbattuti tutti e undici per salvaguardare l’edificio. Di certo c’è che dopo i forti temporali

di metà luglio si è resa evidente una situazione precaria. Un cedro era caduto proprio il mese scorso provocando danni, e nei giorni seguenti altri tre erano stati abbattuti prima che ne causassero altri. Colpa dell’edificazione e non degli alberi, denunciano gli ambientalisti: «Non sembra siano state rispettate le distanze previste tra la nuova costruzione e alcune piante». In particolare, nel messaggio ricordano come l’intervento fosse stato autorizzato con il vincolo di mantenere i cedri esistenti. «Chi ha costruito a distanza troppo ravvicinata dalle piante non può sostenere ora che queste costituiscano un pericolo per l’edificio», si legge, «ma è vero semmai il contrario e cioè che è stata la costruzione a costituire una “aggressione” alle piante che andavano comunque conservate. Sono stati effettuati scavi alla base dei cedri, probabilmente per l’immissione di tubazioni, in difformità dalle prescrizioni date al rilascio della concessione, in grado di causare danni alle radici». Adesso che il danno è fatto, «nel caso fossero inevitabili altri abbattimenti», chiedono di prevedere subito una «sollecita ripiantumazione».

s.bartolini

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