VARESE Sono scesi in piazza a Roma per dire no alla “manovra taglia enti locali”. E come risposta hanno ottenuto un nulla di fatto. Anzi, un vero e proprio schiaffo. La mobilitazione di Anci e Regioni ieri pomeriggio di fronte a Montecitorio non ha sortito l’effetto sperato. E lo stesso sindaco di Varese Attilio Fontana, che oggi incontrerà a Bologna il sindaco di Firenze Matteo Renzi, è tornato a casa deluso. «Abbiamo avuto un ufficio di presidenza di Anci – spiega – E abbiamo deciso di portare avanti la protesta. Applicheremo il conflitto istituzionale». Termine politichese per dire: i comuni boicottano lo Stato. «Si può andare dalla semplice non collaborazione su settori dove i Comuni devono rendere servizi allo Stato fino a dimissioni di massa da parte di tutti noi. Decideremo insieme quale strada percorrere». Insomma, la situazione è disperata e quindi non si scherza. Così come non scherzano i primi cittadini dei Comuni piccoli e medi della nostra provincia, che accolgono con delusione (anche se non si erano fatti molte illusioni) l’esito dell’incontro con i politici romani. «Non eravamo a Roma fisicamente – dice il sindaco di Malnate Samuele Astuti (Pd) – ma il segnale chiaro l’avevamo già dato a Milano, non c’era bisogno di bissare. La situazione è tragica: lo Stato non solo ci taglia i fondi, ma lascia la gestione degli enti locali in un’incertezza di fondi e competenze che non ci consente di pianificare niente». E qui la proposta
provocatoria, ma sensata, di Astuti: «Visto che emerge da Roma il completo disinteresse verso gli enti locali, chiedo allo Stato di tirare giù definitivamente la maschera. Eliminino tutti i finanziamenti agli enti locali, ma ci diano la possibilità di applicare autonomamente una nostra tassazione. Così i cittadini potranno veramente giudicare i sindaci e la parola federalismo avrà un senso». Lo sconcerto regna sovrano tra tutti gli amministratori. «Non ci aspettavamo purtroppo passi in avanti – dichiara il sindaco di Biandronno Antonio Calabretta – nessuno di noi ha mai pensato di costruire cattedrali nel deserto, abbiamo da sempre lavorato con pochi fondi ed ottimizzando quello che avevamo. E poi siamo stati dipinti dal Governo come gli spreconi di turno. Noi facciamo quel che possiamo: iniziamo a tagliare sulla cultura, su qualche manifestazione. Ma questo non basta, e oggi veniamo messi nell’impossibilità di lavorare». E si finisce quindi per colpire le fasce più deboli della popolazione. «I Comuni sono il primo anello che deve farsi carico del disagio sociale – accusa il sindaco di Lonate Pozzolo Piergiulio Gelosa – noi abbiamo molti casi di povertà, abbiamo fatto una lista delle persone da assistere perché sottoposte a sfratto esecutivo. Ma di questo passo non saremo più in grado. E lo Stato ci toglie risorse, per non parlare delle altre incoerenze, come il fatto che eroghiamo servizi a una società per azioni aeroportuale che non dà niente alla nostra città». Della serie: cornuti e mazziati. Marco Tavazzi
s.bartolini
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