“Sciopero” delle luminarie. Sale la protesta dei negozianti

I commercianti contestano la mancanza di sostegno nei loro confronti

Il Natale dei commercianti del centro potrebbe essere buio, in tutti i sensi.
Perché le luminarie nel centro storico potrebbe diminuire sensibilmente rispetto all’anno scorso. Questo a causa del conto da pagare: 110 euro a negozio per accendere il Natale. Il commercio del centro è in difficoltà e i negozianti non sono più disposti a dare la colpa solo alla crisi. Grandi responsabilità secondo loro sono imputabili anche alle scelte dell’amministrazione comunale. A cominciare dal provvedimento sulla sosta gratuita in pausa pranzo, introdotto dalla giunta Galimberti nei primi giorni di mandato, che molti commercianti considerano poco incisivo, perché limitato solo ad alcune vie e ad una sola ora.

Passando per una pedonalizzazione che non funziona come dovrebbe e che al posto di aumentare il flusso di clientela, lo sta facendo diminuire. Fino alla carenza di parcheggi a cui non si è ancora saputo dare una risposta.
E proprio mentre i commercianti lanciano un grido di allarme e un’ultima richiesta di aiuto alle istituzioni, arriva l’ennesimo obolo da pagare. Oltre cento euro per contribuire alle spese di installazione delle luminarie durante il periodo Natalizio. Un conto da pagare che arriva nel momento meno opportuno e che ha generato una condivisa, anche se non organizzata, reazione di sdegno. In molti stanno riflettendo sul da farsi.
«Io quest’anno sto seriamente pensando di non metterle – dice a caldo Yvonne Rosa – Di solito ne mettevo addirittura due, una davanti e una dietro al negozio. Quest’anno non ho intenzione di pagare una cifra così importante, per cosa poi?».
Per infondere un clima di festività e dispensare la magia che circonda il periodo dell’Avvento. Sensazioni che per ora però non rispecchiano i sentimenti della categoria.

La lettera per contribuire alle spese delle luminarie è arrivata con il tempismo sbagliato e sono veramente tanti i commercianti che invocano alla “disobbedienza” con l’obiettivo di farsi ascoltare e di provocare una reazione anche nelle associazioni di categoria.
«Anche nella politica, come nelle associazioni di categoria la grande distribuzione la fa da padrona – aggiunge Alessandro Milani – Sono solo loro che godono del beneficio della chiusura di piccoli negozi. Verrà capito che desertificare Varese è un errore, per il suo futuro, quando non si potrà più porvi rimedio».