Serafini, un anno senza un cent “Ma le tasse vanno pagate”

BUSTO ARSIZIO C’è chi ha stipendi milionari e si rifiuta di pagare il contributo di solidarietà e chi invece gioca un intero campionato senza percepire un centesimo ed alla fine della stagione si autoriduce la paga del quaranta per cento per salvare un club di Seconda Divisione.

E’ la storia di Matteo Serafini, attuale capitano della Pro Patria che ha visto la «grana» il mese scorso dopo aver addirittura sfiorato la promozione. Non ha mezzi termini il tigrotto nell’ammettere che «se l’Italia è in crisi ed ha chiesto il contributo, questo va dato perché tutti dobbiamo fare il nostro per far uscire la nostra nazione dalle difficoltà».

Non entra nel merito della querelle fra l’associazione calciatori che pretende il pagamento da parte delle società e queste che si rifiutano in quanto si sta«discutendo del netto o del loro e ritengo che una soluzione si debba trovare e penso che questa vada chiarita a livello nazionale e non caso per caso». Nemmeno si lancia in appelli o in crociate. Il capitano biancoblù è comunque molto esplicito nel mettere in luce «la posizione che noi giocatori della Pro abbiamo avuto lo scorso anno, giocando tutto il campionato in mezzo a tantissimi difficoltà, a momenti in cui pareva stesse arrivando qualcuno a rilevare la società ad altri di grande smarrimento. Non avevamo i soldi per pagare il ristorante, per non dire degli sfratti, il detersivo per lavare le maglie e, senza il contributo dei tifosi e di qualche uomo di buona volontà, non saremmo andati in trasferta».

Giovanni Toia

e.marletta

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