Sextortion anche a Varese: la vittima è un ragazzino di 14 anni. E dopo i casi denunciati in Canton Ticino, la procura di Varese è pronta a collaborare con l’autorità giudiziaria svizzera: potrebbe trattarsi della stessa banda.
Il caso varesino è accaduto un paio di mesi fa ma la denuncia è arrivata soltanto quando il ragazzino taglieggiato non potendo pagare e non sapendo come uscire dall’incubo ha raccolto tutto il suo coraggio confessando l’accaduto alla madre che si è rivolta alla polizia postale.
Il fatto. La dinamica della sextortion varesina è identica agli analoghi casi denunciati in Svizzera. La vittima viene adescata attraverso i social network.
Se nei casi in cui chi cade nel tranello è un adulto si tratta di uomini che cercano amicizie femminili, nel frangente varesino il ragazzino sarebbe incappato nella chat mendace curiosando a destra e a manca.
Come spesso accade agli adolescenti quel chiacchierare con delle donne espansive era più che altro un modo per sentirsi grande. Insomma il quattordicenne non era a caccia di una fidanzata più grande di lui, “curiosava”, in estrema sintesi, come quasi tutti gli adolescenti.
Chi stava dall’altra parte della chat, però, aveva decisamente altre intenzioni. La prassi seguita è stata sempre la stessa: la donna adescatrice ha iniziato a chattare con la vittima diventando sempre più esplicita ed hot nelle sue esternazioni.
Poi la richiesta di attivare la webcam per potersi vedere con la donna che si è mostrata molto poco svestita e in atteggiamenti lascivi. Il ragazzino a quel punto ha ceduto agli ormoni e, obbedendo alle richieste dell’esca, ha fatto lo stesso.
Non sapendo che dall’altra parte dello schermo qualcuno lo stava filmando. Subito dopo è arrivata la richiesta di pagamento: prima 350 euro, poi la posta si è alzata a 500 euro. Gli estorsori hanno anche mostrato al ragazzino il video-arma di ricatto che avrebbero diffuso in rete ed inviato a tutti i suoi amici se lui non avesse pagato. Il pubblico ministero ha immediatamente delegato la polizia postale a svolgere tutti gli accertamenti. Da Varese gli inquirenti sono arrivati prima in Francia, snodo telematico del collegamento hot, poi in Marocco, Paese dal quale forse il sistema estorsivo viene gestito e dove probabilmente giungono i soldi di chi paga.
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