Sfregiato con il coltello Aggressore a processo

Il pm prepara la richiesta di rinvio a giudizio per l’assalto di sabato. La madre del ferito: «Il mio cuore è spezzato». E rimangono i timori

Subito a processo l’aggressore di viale Valganna: il pubblico ministeroha già depositato l’avviso di conclusione delle indagini preparandosi a chiedere il rinvio a giudizio per il giovane di 19 anni che il 29 agosto ha accoltellato un dipendente del Famila di viale Valganna.
Il giovane, 22 anni, è stato ferito da un fendente al collo e si è ritrovato con la lama di un coltello da cucina puntata alla gola. La prognosi, per lui, è stata di 20 giorni. E il suo aggressore è stato denunciato a piede libero: un giorno di prognosi in più e per la normativa vigente il diciottenne sarebbe potuto essere sottoposto a misura di custodia cautelare.

Ieri mattina la madre della vittima si è presentata in procura: «Sono la mamma del ragazzo che è stato quasi sgozzato mentre era al lavoro».
La donna ha chiesto di essere ricevuta dal pm, fatto che è avvenuto, perché evidentemente non si rassegna alla libertà concessa, non dalla procura ma dalla legge, al giovane che ha fatto del male a suo figlio. Un lungo colloquio privato al termine del quale la donna ha solo commentato: «Oggi no. Il mio cuore di mamma è spezzato. Oggi non è la giornata giusta per parlare». La donna, comprensibilmente, è rimasta sconcertata dai principi normativi che regolano la giustizia italiana.
Anche perché, dopo l’accaduto, c’è un altrettanto comprensibile timore che il diciottenne possa cercare ancora di fare del male a quel figlio.
E poi c’è la sensazione di non aver avuto giustizia sino in fondo. C’è un certo sbigottimento da parte di una madre normale nei confronti di una normativa che parrebbe non offrire tutele e che non ha lasciato scelta all’autorità giudiziaria: con una prognosi contenuta in venti giorni di mettere in carcere quel diciottenne accecato da una gelosia immotivata non c’era proprio verso.
Il segnale forte arrivato dalla procura è stato quello di aver depositato in quattro giorni l’avviso di conclusione delle indagini. Il giovane aggressore è reo confesso (e del resto è stato bloccato poco dopo l’aggressione e ha agito a supermercato aperto quindi sotto gli occhi di numerosi testimoni) dichiarando di aver agito perché convinto che la ex fidanzata (collega della vittima) avesse una storia con il ventiduenne.
La ragazza, tra l’altro ascoltata a sua volta dagli inquirenti, ha spiegato che la relazione era finita da tempo (non da un mese come dichiarato dall’aggressore) e che il diciottenne non si era mai rassegnato infastidendola.

Una gelosia tra l’altro del tutto immotivata: tra il ferito e la ex dell’accoltellatore non c’è mai stata alcuna relazione. Il diciottenne ha parlato di voci che gli erano state riferite. Voci che, qualora siano davvero esistite, altro non erano che pettegolezzi sciocchi del tutto infondati. La vittima e i suoi famigliari dovranno attendere l’udienza preliminare per avere giustizia.
Il pentimento del diciottenne, e l’ammissione delle proprie responsabilità, potrebbero anche essere propedeutici alla richiesta di un patteggiamento.
In questo caso la posizione della procura potrebbe essere piuttosto dura arrivando anche a decidere di rigettare richieste inferiori a una certa pena che potrebbe attestarsi tra i nove mesi e l’anno di reclusione.