Shopping, gli svizzeri ora tornano in Ticino 

Shopping, gli svizzeri ora tornano in Ticino 

VARESE Sono in calo gli svizzeri che vengono a far spese in negozi e supermercati di Varese. A dirlo è uno studio realizzato dalla catena elvetica della grande distribuzione Coop, da cui emergere una riduzione del 5% in 4 anni dei frontalieri regolari dello shopping in Italia, specie quelli provenienti dal Ticino, per l’assottigliarsi delle differenze di prezzo con il nostro paese.

Dallo studio della Coop svizzera sul turismo degli acquisti (1535 interviste a frontalieri dello shopping, analisi degli scontrini, stima del deflusso del potere d’acquisto e confronto dei prezzi) emerge un calo della percentuale di intervistati che dichiara di fare la spesa regolarmente fuori dalla Svizzera dal 21% del 2005 al 16% di oggi. Intanto, in 4 anni, il valore complessivo dei generi alimentari e dei beni di prima necessità acquistati all’estero da consumatori svizzeri sarebbe sceso da 2,1 miliardi di franchi a 1,8. «Soprattutto in Ticino si è riscontrato un netto calo degli Svizzeri che si recano in Italia per acquisti» afferma la nota diffusa dalla Coop che aggiunge come «il principale motore per gli acquisti all’estero rimanga, per il 54%, il livello dei prezzi».

Oggi però questo fattore risulterebbe meno decisivo rispetto al 2005, quando valeva per il 74% degli intervistati. Secondo lo studio della catena elvetica, cioè, anche se resta forte il risparmio assicurato dall’Italia su certe merceologie (su tutte la carne), la differenza media dei prezzi rispetto al 2005 si sarebbe ridotta del 10% per diversi motivi. «Con l’apparizione sul mercato svizzero degli hard discounter Aldi e Lidl – riferisce innanzitutto lo

studio – molti prodotti sono oggi più accessibili giustificando così in parte il calo dei frontalieri dello shopping». E poi c’è stato il cambio della politica agricola, che ha ridotto i prezzi svizzeri sui latticini e soprattutto il vantaggio nel «livello del tasso di cambio». «Fondamentalmente – è la spiegazione – il calo dei prezzi è stato possibile perché, negli ultimi anni, i dettaglianti svizzeri hanno sensibilmente incrementato la produttività media».

Dettaglianti svizzeri, che in realtà in questo momento sottolineano il generale calo dei consumi, ma che – crisi a parte – confermano i risultati dell’indagine: «É evidente come negli ultimi anni sempre meno svizzeri vadano a far la spesa in Italia» ammette Giordano Arrigo, presidente dell’Associazione commercianti del Mendrisiotto, secondo cui «oggi si nota maggior presenza di italiani in Ticino, non solo per i grandi acquisti nei centri commerciali, ma anche per la normale spesa alimentare che non è più un tabù: si tratta di un cambio culturale, frutto della credibilità ottenuta dai commercianti svizzeri». Sugli italiani che al contrario fanno spesa in Svizzera, lo studio Coop sottolinea come apprezzino «i bei negozi, nonché la ricchezza dell’assortimento e dei prodotti freschi», ma il fattore decisivo resti «la convenienza della benzina».
«L’impressione è che con la crisi, sia gli svizzeri che gli italiani vadano a cercare convenienza e qualità ora da una parte ora dall’altra del confine – dice Emiliana Cerè, presidente dei commercianti del nucleo storico di Mendrisio – di certo, negli ultimi anni, di italiani a far spesa in città se ne vedono di più, ma con la crisi globale in atto è difficile compiere confronti».
Piero Orlando

s.bartolini

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