Il sistema produttivo lombardo sta passando da un’industria pesante a industria pensante»: così Alberto Ribolla, presidente di Confindustria Lombardia, past president di Univa e presidente dell’Energy Cluster oltre che coordinatore del Club dei 15, racconta come sta cambiando l’economia di questa regione.
Il manifatturiero resta il core business delle imprese lombarde, ma producendo lo fanno in modo diverso. Meno tornio e più computer: il sistema a monte è cambiato. Le imprese varcano i confini, vanno sempre di più all’estero a scoprire nuovi mercati e riescono a mettere in piedi rilocalizzazioni strategiche. Che attenzione: non rubano nulla alle produzioni locali, anzi, portano benefici tangibili alle sedi in patria. Le imprese sempre di più vanno alla ricerca di paesi emergenti per produrre in quei mercati e per quei mercati beni che qui non servono più, facendo però da effetto traino anche per le sedi italiane.
Gli ultimi dati congiunturali, riferiti a settembre, indicavano tutti i segnali positivi, anche se lievemente. Di poco positivi, questo è il lato buio della buona notizia, ma è già un buon dato che ci fa ricordare come esistano tutti i presupposti per poter tornare a crescere. Ovviamente il dato complessivo mette in evidenza luci e ombre di una situazione eterogenea: le luci vengono soprattutto dall’estero, ovvero dalle imprese che esportano e che, ormai lo sappiamo, vanno meglio di altre. Le ombre restano sul mercato interno, che è ancora fermo.
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