Sicurezza in stazione sul binario morto

Come possono dei writers (meglio chiamarli vandali?) imbrattare un treno per tutta la notte senza che nessuno se ne accorga? Se lo chiede Max Lodi nell’editoriale di oggi

– Che prova d’inesistente sicurezza. I writers (i vandali) imbrattano per una notte intera il nuovo treno parcheggiato nella stazione Fs di Varese senza che nessuno se ne accorga. Lì, al centro della città, dirimpetto all’ospedale Del Ponte, duecento metri prima di piazza Repubblica, nel cuore urbano che dovrebbe pulsare di garanzie per il cittadino. Ma quali garanzie. Se risulta ignoto il modo di presidiare una stazione, che cosa mai si potrà tutelare? La tutela della comunità viaggia sulla tratta sbagliata. E sì che ci avevano assicurato che non bisogna preoccuparsi, non veder sempre nero, affidarsi ai sorveglianti del vivere comune. E invece la salvaguardia dell’ordine pubblico non è garantita come si racconta che

sia. L’episodio del teppismo insozzatore (c’è chi lo chiama manifestazione d’arte popolare, e dovrebbe vergognarsene) rappresenta un gesto di simbolico scherno. È la conferma della debolezza delle difese istituzionali – anche le Ferrovie dello Stato sono un’istituzione – e la denunzia del prevalere della forza trasgressiva e incivile. Essa sì, circola libera e beffarda in carrozza (sfrnegiando la carrozza, quando e come le pare) senza mai subire un controllo severo, un obbligo di fermata, una costrizione allo sbarco dal convoglio della prepotenza. Che continua a procedere come un diretto, a fronte dello sferragliare ansimante del solito accelerato con dentro, costretti-avviliti-miseri, i pendolari della quotidianità abbandonata a se stessa. Fuori del finestrino, un binario morto.

Tra muri, vetrine e saracinesche; colonne, insegne e selciati messi al sacco dai neo barbari.