Siena-Varese, parla Minucci «Squadre diverse, stessa storia»

Varese e Siena: dove eravamo rimasti? Eravamo rimasti là. Alla delusione sfogata ognuno a modo suo: chi con lacrime da uomo, chi con oggetti lanciati in campo da cretino. Eravamo rimasti a un sogno finito, scoppiato come un palloncino che è stato gonfiato troppo: pum.

Ci si ritroverà domani: in palio la Supercoppa ed entrambe le squadre venderebbero l’anima al diavolo pur di vincerla. Sarà uno scontro tra passioni e filosofie, uno scontro tra voglie di futuro. Sarà uno scontro tra uomini: dall’altra parte, ancora lui. Ferdinando Minucci: Siena fatta persona. «Non voglio tornare indietro – dice quando lo stuzzichiamo sulla semifinale – Di quella serie non ho parlato prima che iniziasse, non ho parlato durante, e non ho parlato dopo. Ho lasciato che a parlare fossero il campo e i fatti».

Eppure sarà difficile non ripensarci, domani sera: «Sarà difficile, è vero: anche perché la Supercoppa è una gara particolare. Sarà una verifica importante, sarà una sfida che mette in palio un trofeo: ma non sarà significativa per il campionato che verrà perché è ancora troppo presto per tutti. È una continuazione dello scorso anno, un premio per due squadre che hanno giocato una grande stagione e si meritano di sfidarsi per mettere un trofeo in bacheca».

Una grande stagione finita come al solito, con Siena che ha vinto tutto e Varese rimasta a bocca asciutta. «Varese ha vissuto una stagione splendida, e le sconfitte finali non devono cancellare quello che ha fatto: perché la Cimberio è stata la squadra più costante e continua. Ha avuto la sfortuna di incontrare noi, che in quel momento eravamo la squadra più in forma, e ha avuto la sfortuna dell’incidente di Dunston che lo ha messo fuori uso proprio in gara 7».

Che Siena ritroverà Varese? «Una squadra che è stata costruita con un budget ridotto ma che proprio per questo è molto ambiziosa: giocherà senza pressioni, metterà in campo tutta la sua inesperienza, ma anche la sua imprevedibilità. Per quanto mi riguarda, sto vivendo un momento personale molto bello: un periodo difficile, è vero, ma affascinante. Perché mi trovo a costruire senza avere più la necessità di vincere, ma con il sogno di dare continuità e futuro alla società».

Che Varese ritroverà Siena? «Ecco, mi collego a quanto detto per me: Varese è in un momento diverso, anche se simile. La priorità di chi porta avanti la società è quella di dare tranquillità e futuro, ma allo stesso tempo si sente che è arrivato il momento di vincere qualcosa: portare a casa questa Supercoppa sarebbe un grande risultato, e regalerebbe qualcosa alla stagione passata».

Che partita sarà. «Senza stress, potenzialmente bella: Varese è quadrata con un ottimo allenatore, costruita con innesti sensati su una base solida e rodata. Non sarà facile».

Varese e Siena hanno vissuto estati diverse (una ha perso, l’altra ha vinto) ma anche simili, costrette a dire addio ai loro allenatori. Come si gestiscono queste situazioni? «Io parlo per me: e dico che sono ancora legatissimo dal lato umano a molti allenatori passati da qui, da Pancotto a Pianigiani passando per Ataman e Recalcati. E, ovviamente, sono legatissimo a Banchi: semplicemente, ci siamo resi conto che non avremmo potuto garantirgli il budget per dargli una squadra con cui provare a vincere in Italia e in Europa. La situazione di Vitucci è diversa: dico solo che non mi aspettavo che andasse così».

Varese

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