Roma, 24 mar. (TMNews) – I leader siriani si sono impegnati a
introdurre riforme per soddisfare le richieste dei manifestanti, dopo giorni di violenze nel sud del Paese.
Le autorità hanno promesso di valutare la necessità di revocare lo stato di emergenza, in vigore dal 1963, che assicura alle forze di sicurezza notevoli poteri.
Diversi manifestanti sono stati uccisi nella città di Deraa negli ultimi giorni. Il governo si è impegnato a indagare e processare che si è macchiato di omicidi. La portavoce della presidenza, Bouthaina Shaaban, ha accusato i fomentatori stranieri di creare problemi e ha negato che il governo abbia ordinato alle forze di sicurezza di aprire il fuoco sui manifestanti. Ha poi chiarito che questo “non significa che non siano stati commessi errori”.
“Non dovremmo confondere il comportamento di un individuo e il desiderio e la determinazione del presidente Bashar al-Assad a portare la Siria verso una maggiore prosperità”, ha dichiarato durante una conferenza stampa a Damasco. Ha annunciato che sarà istituita una commissione per parlare “ai nostri fratelli a Deraa” e portare di fronte alla giustizia i responsabili dell’uccisione di manifestanti.
Ha poi detto che l’esecutivo aumenterà i salari dei lavoratori, introdurrà riforme sanitarie, consentirà a un maggior numero di partiti politici di presentarsi alle elezioni, ridurrà le limitazioni alla libertà di stampa e istituirà un nuovo meccanismo per combattere la corruzione.
Shaaban aveva annunciato un analogo pacchetto di riforme nel 2005, ma i detrattori ricordano come queste promesse non siano mai state mantenute. I gruppi dell’opposizione hanno reagito a questa conferenza immediatamente, sottolineando che il comitato per Deraa non farà nulla per assecondare le aspirazioni della popolazione.
fco
© riproduzione riservata











