Sound of silence e il fringuello silente

Settembre è tempo del rientro a scuola dei nostri figli.

Provate a chiudere gli occhi e figurate questo avvenimento. A quanti di voi è venuto in mente il suono della campanella all’ingresso? Il gran vociare nei corridoi?

Adesso invece pensate al passaggio precedente, ovvero al gran afflusso di auto che trasportano i giovani studenti verso gli istituti. Qui comincerete ad associare l’immagine al traffico veicolare, ai clacson, allo sferragliare di treni e tram sui binari, ai cantieri stradali (sempre in ritardo sul crono programma) che inevitabilmente troverete a ostacolarvi, ecc… Più della metà della popolazione mondiale vive oramai concentrata nelle città e pertanto si ritrova immersa in questo continuo rumore di fondo che ha preso il sopravvento sui suoni della natura. Ma può questa continua confusione essere associata ad un inquinamento? Come quello dell’incremento luminoso (di

cui vi abbiamo già accennato in uno scorso articolo), il problema di questa colonna sonora sempre più persistente e intensa viene sottovalutato. Il fenomeno che accompagna la vita umana moderna è conseguenza dell’antropizzazione e della massiva urbanizzazione e poiché può creare disagi, indurre patologie e danni permanenti, nonché causare alterazioni ai cicli naturali è definito come inquinamento. 

Quando aprite la finestra delle vostra abitazione la mattina sentite il cinguettio degli uccelli o il passaggio delle auto? Se la risposta è la prima sentitevi fortunati, infatti il 42% dei centri urbani  supera le soglie limite del rumore consentito (in Italia la città più rumorosa è Milano, con un valore medio di 65,3 db). Ma non sono i singoli eventi a disturbare quanto l’esposizione continua e anche durante le ore notturne. Se ad esempio possiamo “tollerare” i 120 decibel del tuono, meno riusciamo a sopportare il rumore costante di aerei in decollo nei pressi degli aeroporti (130 db), del passaggio della metropolitana (90/115 decibel), del martello pneumatico nei cantieri (110 db), la movida notturna (può produrre 100 db), la vicinanza all’autostrada (80 db) o una strada trafficata (65/70 db). Il 20% della popolazione europea è esposta a lungo termine a livelli di rumore nocivi (gli impatti sulla salute si cominciano a manifestare oltre i 55 decibel di giorno e oltre i 50 nelle ore notturne; un sonno ristoratore è impossibile con livelli di rumore ambientale notturno superiori a 30 dB) e l’immersione continua in questa giungla sonora ed è responsabile dell’insorgenza dei disturbi del sonno, effetti negativi a sistema metabolico e cardiovascolare, irritabilità, disturbi cognitivi (è stata condotta un indagine nei pressi di alcuni aeroporti d’Europa che ha dimostrato che i bambini esposti a continuo rumore dei veivoli  ha maggior difficoltà nella lettura e ridotta memoria). Il contributo di una sovraesposizione sonora si stima in 12.000 morti premature, in 48.000 casi di cardiopatie ischemiche, 6,5 milioni di forti disturbi del sonno e in 22 milioni di casi di fastidio cronico. Inoltre secondo l’ OMS  le persone con problemi all’udito nel 2001 erano mezzo miliardo ed entro il 2030 saranno il doppio.

Ma gli effetti “sonori” delle attività antropica sull’ecosistema non son da meno: nel 2021 è stato pubblicato su Proceedings of the Royal Society B uno studio che dimostra che la fauna avicola risente dell’inquinamento acustico provocando stress cronico, aumento dell’ansia, distrazione e iper-vigilanza. Adattandosi i volatili tendono a incrementare il volume dei loro versi rendendoli facili prede, oppure si silenziano cercando di captare segnali dai loro simili tendendo a incrementare l’attenzione sovrastressandosi. Pertanto si registra un aumento delle mortalità, una riduzione delle capacità riproduttive e una maggior tendenza alle migrazioni o ad evitare alcune zone. Anche la vita marina poi è fortemente scompensata dall’antropofonia (derivata da traffico marittimo, sonar, trivellazione dei fondi,ecc, ) che si propaga velocemente sfavorendo l’orientamento, la capacità di procacciare cibo e di interagire scambiando informazioni.

Ma torniamo alle nostre città. La pianificazione urbana è l’intervento che maggiormente può prevenire e attenuare l’inquinamento acustico che comunque si prevede sia in costante crescita per via dell’inurbamento e della forte crescita della mobilità. Alcune tutele al problema sono l’incremento di aree verdi interconnesse che limitano la propagazione eccessiva degli effetti del traffico, una gestione oculata del traffico, limitazione della velocità di transito e l’aumentare delle qualità di assorbimento sonore dei percorsi, inoltre applicare una zonizzazione acustica efficace.

Per attenuare gli effetti dell’inquinamento acustico, gli interventi a misura d’uomo e che non necessitino di una concertazione di più ampio spettro e di autotutela possono essere:

Un incremento delle piantumazioni nei giardini, un’insonorizzazione delle abitazioni, moderare il volume dei nostri apparecchi, indossare dei tappi acustici se si frequentano zone rumorose, utilizzare veicoli elettrici o biciclette e frequentare più spesso parchi o zone silenziose.

Sempre più abbiamo visto una città che viene ammorbata dal rumore (la traduzione inglese di rumore è noise la cui etimologia latina è nausea) e il benessere viene più spesso associato alla parola silenzio (il mercato immobiliare ad esempio privilegia sempre più appartamenti o abitazioni in zone tutelate a livello sonoro), in quanto il rumore soffoca i nostri pensieri, ci preclude alla pace interiore, intralcia i percorsi mentali. Il silenzio permette la rigenerazione delle cellule celebrali nell’ippocampo, la regione collegata a memoria e alle emozioni.

Ulteriore attribuzione di valore all’assenza di inquinamento acustico ci viene dalla Finlandia che ha valutato il silenzio come attrattiva turistica e promette a chi la visita di potersi rigenerare mentalmente godendo appieno dei suoi paesaggi immersi nella pace della sua quiete, oppure da Gordon Hempton, il musicista silenzioso, che attraversa il pianeta alla ricerca degli ultimi luoghi incontaminati per poter registrare le melodie che la natura ci riserva.

Lo sviluppo sembrerebbe dunque portare inevitabilmente ad un incremento dell’inquinamento sonoro, bisogna cercare dunque di tutelarci e spingere affinché gli enti attuino una pianificazione acustica di rilievo che limiti le emissioni sonore dove possibile e preservi l’ecosistema cittadino evitando la disconnessione completa tra uomo e natura, disconnessione che ha ripercussioni sulla salute psicologica e fisica dell’uomo. Il sempre più flebile canto degli uccelli rimane uno degli ultimi contatti con l’ambiente. 

Appuntamento allora alla prossima settimana per continuare a scoprire e comprendere come poter migliorare il proprio benessere.

Lo sviluppo e il "progresso" sembrano portare ad un incremento dell'inquinamento sonoro nell'ambiente in cui viviamo, ma sono tante le possibili soluzioni che possono evitare di disconnetterci completamente dalla natura.