Stangata sui farmaci generici Anche a Varese malati in rivolta

Stangata sui farmaci generici Anche a Varese malati in rivolta

VARESE (lr) Ammalati varesini al salasso e arrabbiatissimi in questi giorni davanti ai banconi delle farmacie. Lo denunciano il consigliere comunale Fabrizio Mirabelli, e il presidente provinciale di Federfarma, Luigi Zocchi conferma: «Farmaci antitumorali che fino a ieri venivano passati gratuitamente o quasi a chi ne aveva bisogno ora arrivano a costare fino a 170 euro a scatola, anche se prescritti dal medico. E la gente, giustamente, protesta, anche energicamente a volte – spiega il farmacista – noi proviamo a spiegare che non è colpa nostra anche con dei cartelli in vetrina, ma la tensione resta alta ed è comprensibile», spiega Zocchi che si sta muovendo per far arrivare alle istituzioni, fino in parlamento, le ragioni di questo disagio.

«Tutta colpa degli effetti dei tagli contenuti nella Finanziaria Tremonti che ha spinto l’Aifa (Agenzia italiana per il farmaco, ndr) ad abbassare i rimborsi sui farmaci generici per far risparmiare al sistema 600 milioni di euro l’anno che pagano gli ammalati – accusa Mirabelli – altre regioni, come la Toscana sono intervenute per colmare con propri fondi i tagli sui rimborsi, e ci aspettiamo che la Lombardia faccia altrettanto per i suoi cittadini in attesa che il governo rimedi a questo pasticcio che pesa ingiustamente sulle tasche delle famiglie bisognose di cure mediche».

Tutto è iniziato sabato mattina, quando sono entrate in vigore le nuove regole di Aifa sui farmaci generici o equivalenti, quelli su cui c’è concorrenza perché sono decaduti gli effetti del brevetto. Dal 2001 per questi farmaci era stato introdotto il concetto del prezzo di riferimento, cioè lo Stato rimborsava il farmaco solo fino al prezzo più basso tra i generici in circolazione. Il caso del famoso nimesulide: fino a ieri se il cittadino non si accontentava del generico ma preferiva il prodotto di marca, in questo caso Aulin, della Roche che lo aveva brevettato, pagava la differenza. «L’effetto di questa norma è stato che molti farmaci di marca hanno abbassato i prezzi per avvicinarsi a quelli dei generici per rendersi più competitivi – spiega Zanzi – ora invece il concetto di prezzo di riferimento è stato abolito, e ha preso come prezzi di riferimento quelli medi europei, più bassi solo in alcuni casi se si considera che la media in Unione europea è il 35% in più rispetto alla media italiana, mentre in Germania, per esempio, la media è più che doppia». A pagare il prezzo più alto sono pazienti oncologici e cardiopatici. Pazienti che non possono fare a meno dei farmaci prescritti e che, anche scegliendo i generici, pagano 20, 50, 100 e fino a 170 euro farmaci che fino a ieri erano gratuiti.

e.marletta

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