«Feci arrestare mio figlio per salvarlo»  In aula il dramma di una madre sfinita
Dall’intervento dei carabinieri al processo in tribunale per il 37enne

«Feci arrestare mio figlio per salvarlo»

In aula il dramma di una madre sfinita

Anni di violenze domestiche per avere i soldi e procurarsi la droga, poi la ribellione. Oggi il 37enne è sotto processo e sta seguendo un percorso di recupero in comunità

«Ci ho pensato molto. Poi ho deciso di farlo arrestare per aiutarlo». Un’ammissione dolorosa fatta durante un’udienza drammatica. A parlare davanti al giudice di Varese Cristina Marzagalli è la madre dell’imputato, un 37enne con problemi di tossicodipendenza, arrestato la scorsa primavera per maltrattamenti proprio ai danni della mamma e della sorella.

La donna ieri ha spiegato perché, davanti all’ultimo episodio violento (il figlio l’ha minacciata e malmenata perché voleva del denaro per acquistare la droga), abbia deciso di farlo arrestare chiamando in soccorso i carabinieri.

Angherie per venti euro

«L’ho fatto nella speranza di salvarlo, di obbligarlo in questo modo ad andare in comunità per disintossicarsi una volta per tutte»: un gesto da madre, davanti a un figlio che si sta rovinando la vita da solo.

La donna ascoltata ieri ha cercato di minimizzare l’accaduto. E così ha fatto la sorella dell’imputato, salvo poi trovarsi davanti alle sei denunce da lei presentate nei confronti del fratello, puntualmente sottolineate dal pubblico ministero d’udienza Arianna Cremona.

Ne è uscito un quadro di estrema difficoltà, sopportato con dolore dalla madre e dalla sorella dell’imputato. Che sistematicamente voleva denaro per acquistare droga. E si lasciava andare a scene violente davanti ai dinieghi, arrivando a devastare casa per venti euro.

Un quadro di disperazione bilaterale: quella dei familiari, che hanno vissuto nella paura e nella sofferenza, consapevoli cosa un no avrebbe comportato, e quella dell’uomo, schiavo di una dipendenza che l’ha portato a tradire gli affetti più veri. Madre e sorella, incalzate dal pm, hanno - non senza sofferenza - raccontato delle minacce di morte, delle aggressioni verbali e fisiche subite. Delle scenate con grida e mobili distrutti che avevano subìto. L’imputato, in preda alla smania di denaro, era arrivato a buttare il gatto della sorella fuori dalla finestra del terzo piano pur di farsi dare del denaro.

Dolore e speranza

Con ogni no arrivava la paura. C’erano state le denunce in passato, ma sempre blande. La scorsa primavera la goccia che ha fatto traboccare il vaso: la madre, davanti all’ultimo episodio, si è convinta ad andare sino in fondo. E ieri lo ho spiegato al giudice.

«Non è stato un fatto particolarmente violento - ha detto la donna - L’ho fatto arrestare per aiutarlo. Per costringerlo a curarsi e a stare in comunità».

Alla donna è costato molto vedere il figlio portato via da casa in manette. Ma l’uomo da quattro giorni è agli arresti domiciliari e frequenta una comunità di recupero. Se il 37enne arrivasse sino in fondo non soltanto si salverebbe la vita, ma ripagherebbe la madre di un gesto difficilissimo dettato da un amore assoluto. Il 15 febbraio si torna in aula.n


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