Venerdì 16 Maggio 2014

«Picchiati con calci e pugni

Bastava un brutto voto a scuola»

Processo a porte chiuse in tribunale a Varese

Trent’anni di maltrattamenti a moglie e figli: udienza drammatica. Bastava un insufficienza in matematica per scatenare pestaggi brutali.

Sul banco dei testimoni la moglie e i tre figli dell’operaio albanese di 55 anni, incensurato e perfettamente integrato, accusato di aver picchiato per anni la sua intera famiglia. Udienza a porte chiuse, a tutela delle vittime, con l’imputata che ha raccontato le intemperanze mostrate martedì con insulti a testimoni e giudici.

«Fatto dovuto al nervosismo del quale il mio assistito si è immediatamente pentito. È pronto a scusarsi», precisa il difensore Antonio Battaglia.

L’imputato è rimasto nella cella di sicurezza interna all’aula in silenzio. Non ha battuto ciglio neanche quando è entrata la moglie.

La donna con voce rotta ha confermato tutte le accuse. «Non ci siamo costituiti parte civile - precisa Pierpaolo Caso, che rappresenta le vittime - Una scelta mai messa in discussione. I miei assistiti non vogliono alcun tipo di risarcimento. Non vogliono un euro. Non vogliono niente. Salvo la cosa più i importante: giustizia per quanto subito in silenzio per anni. E verità su quanto accaduto».

Il racconto della moglie dell’imputato è stato straziante: «Non ha potuto trattenere le lacrime - spiega Caso - Lacrime che arrivano da un dolore profondo e dalla paura».

La donna ha ripercorso la sua vita coniugale: da quel 1986 anno in cui si sposò e iniziarono le percosse. La donna ha anche spiegato perché per anni abbia taciuto. Per paura. «In Albania - di e Caso - è ancora costume, purtroppo, punire le donne in modo violento per futilità. La mia assistita ha taciuto per paura. Paura di una cultura che davanti a un tradimento non dico giustifichi l’omicidio ma contempla punizione terribili».

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