«Pago la parcella a tuo fratello e penso a te»

«Pago la parcella a tuo fratello e penso a te»

L’intercettazione tra Sangalli (sentito ieri) e il sindaco Rivolta. E l’indagine prosegue

«Ogni volta che pago una parcella a tuo fratello, io penso a te». A pronunciare queste parole, intercettate, è Aldo Sangalli, imprenditore lonatese arrestato (è ai domiciliari) in seno all’operazione condotta da carabinieri e guardia di finanza, coordinata dal sostituto procuratore Luigi Furno, che all’alba di martedì ha portato in carcere il sindaco di Lonate Pozzolo Danilo Rivolta, ai domiciliari suo fratello Fulvio Rivolta, con due imprenditori Sangalli e Massimo Zocchi, e ha sottoposto all’obbligo di firma altri due imprenditori nonchè Orietta Liccati, compagna del primo cittadino ed ex assessore all’urbanistica a Gallarate dimessasi dopo l’arresto.

«Chiarita ogni contestazione»

Nell’intercettazione Sangalli parla con il sindaco: per la procura si tratta di una prova regina. In quelle parole gli inquirenti trovano la prova del castello accusatorio: ci si rivolgeva allo studio Proget Srl di Fulvio Rivolta per ottenere “favori” urbanistici e edilizi. La mazzetta era inclusa nella parcella pagata al professionista. E le parole di Sangalli, per l’accusa, vanno in questa direzione: «Ogni volta che pago una parcella a tuo fratello io penso a te».

Ieri Sangalli, assistito dall’avvocato Stefano Besani, è comparso davanti al gip per la convalida dell’arresto. L’imprenditore, titolare del Malpensa parking srl (che per gli inquirenti teneva il sindaco fisso a libro paga per qualunque esigenza finanziando cene elettorali e mettendo a disposizione un’auto a noleggio per il figlio del primo cittadino) non si è avvalso della facoltà di non rispondere. Ieri ha parlato.

Besani, al termine dell’interrogatorio ha sottolineato: «Il mio assistito ha chiarito la sua posizione. Ha chiarito ogni contestazione». Per la procura l’interrogatorio è invece da considerarsi confessorio: Sangalli, insomma, avrebbe, magari non volontariamente, ma in ogni caso confermato l’impianto accusatorio.

Il caso Marziali

Tra l’altro parrebbe che altri imprenditori, non indagati ma sentiti dalla procura, abbiano nei giorni scorsi reso dichiarazioni atte a confermare il modus operandi di Rivolta: a Lonate tutti sapevano che per avere il favore in ambito urbanistico bisognava rivolgersi allo studio del fratello del sindaco. Così facendo ogni cosa sarebbe andata liscia.

Ascoltata dagli inquirenti anche il vice sindaco di Lonate Pozzolo Sabrina Marino. Estranea ai presunti affari del primo cittadino, così avrebbe spiegato ai magistrati, Marino ha però confermato che Danilo Rivolta voleva rimuovere il capo dell’ufficio tecnico Fabio Marziali, uno dei funzionari «dalla schiena dritta» come ha detto Furno, che si sono opposti al presunto sistema Rivolta, perchè reo, Marziali, di aver capito che le carte presentate da Sangalli avevano in realtà un obiettivo molto diverso da quello dichiarato.

Qui si parla di abusi edilizi, di ampliamenti di attività che non sarebbero dovuti essere consentiti. Quanto meno non con l’iter diretto voluto dal sindaco. Ci sarebbe stata una telefonata tra Sangalli e il sindaco Rivolta,subito dopo le obiezioni sollevate da Marziali durante la quale Rivolta avrebbe ammesso con Sangalli: «Ci ha sgamato», riferendosi a Marziali. Che sarebbe poi finito nel mirino del sindaco.


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