«Nella mia casa vive un profugo. Solo conoscendo passa la paura»

«Nella mia casa vive un profugo. Solo conoscendo passa la paura»

Max Laudadio, volto noto di “Striscia”, testimonial di integrazione: «Non sfruttiamo solo il loro lavoro»

«Che ci sia un problema è sotto gli occhi di tutti. Migliaia di persone in fuga da guerre, persecuzioni e fame sono qui: dobbiamo aiutarle. E l’unica strada possibile è quella dell’integrazione». Il concetto è chiaro, nella sua semplicità. Dovrebbe costituire la base naturale sulla quale costruire un futuro per tutti. Eppure, guardando alla realtà, queste parole sembrano addirittura rivoluzionarie. Max Laudadio, notissimo inviato di Striscia la Notizia, le pronuncia con una convinzione assoluta. Non limitandosi alle parole ma passando ai fatti.

Mettendosi in gioco sul piano privato, da sette mesi ha accolto nell’abitazione di Cuasso al Monte dove vive con la famiglia, Stanley, un giovane rifugiato nigeriano, e sul piano sociale impegnandosi con l’Associazione On in progetti di salvaguardia della Natura. Partiamo da Stanley: «Accoglierlo è una delle esperienze più belle che ci siamo trovati a vivere - spiega Laudadio - è un ragazzo fantastico in fuga da un Paese dove non ci sono guerre “ufficiali”, ma dove è ad esempio in corso un vero e proprio eccidio nei confronti dei cristiani».

Nessuna paura nell’aprire le porte a questo ragazzo che per fuggire ha camminato per due settimane nel deserto quasi senz’acqua e quando è arrivato in Italia «era completamente analfabeta. Nessuna paura perchè è la paura che ci impedisce di risolvere il problema. Di dare una mano nel realizzare quell’integrazione necessaria di cui parliamo». Laudadio si rivolge a chi vede “nell’uomo nero” la radice di ogni male: «Parlo a chi sostiene che i rifugiati arriveranno a violentare le nostre figlie. Mia figlia ha 13 anni e io credo che il rapporto d’affetto che la lega a Stanley sia sotto gli occhi di tutti. Sono amici».

Laudadio dà un esempio importante: ciascuno di noi può fare la differenza. Ed ha amplificato grazie a On il concetto. «Abbiamo contatti molto stretti con Agrisol, che gestisce cooperative d’accoglienza per i rifugiati - spiega Laudadio - e con loro abbiamo iniziato un percorso». On è un’associazione notissima che opera nel Parco delle Cinque Vette. Numerose le iniziative come Spazzatura Kilometrica, gara di raccolta di spazzatura dalle strade, e “Sentiero a rotelle”, un percorso montano attrezzato in modo da poter essere percorso anche in carrozzina. On ha coinvolto 150 profughi nella realizzazione di queste due iniziative. Profughi, italiani e disabili che lavoravano insieme. «In una parola - dice Laudadio - integrazione. Con la possibilità di imparare un’attività che possa aiutarli a costruirsi un futuro».

Laudadio spiega come «molti Comuni che si riempiono la bocca dicendo di voler impiegare i profughi in realtà sfruttano soltanto il lavoro di queste persone». Il progetto On, proposto al Comune di Cuasso con favore, vede invece l’ente comunale mettere in contatto chi gestisce l’accoglienza con le associazioni che operano sul territorio sempre alla ricerca di volontari per cause sociali rivolte a tutti. «Volontari per queste realtà che tanto fanno per il territorio - dice Laudadio - possibilità di integrazione per questi ragazzi, ricordando che è necessario restare con i piedi per terra. Il problema c’è e va risolto alla base. Ci sono disperati in fuga che devono essere aiutati, e sono la maggior parte, e ci sono i delinquenti. Come del resto ci sono delinquenti italiani. L’onestà non è una questione di razza».

E conclude Laudadio: «L’ostilità nasce dal razzismo e negli anni certa politica ha alimentato queste paure incamerando voti senza fare nulla per risolvere una situazione che c’è. Conoscendo queste persone davvero la paura sparirà. E Varese è la città dove ho scelto di vivere. Non l’avrei fatto se la maggior parte delle persone che ho incontrato non mi avesse sempre sorpreso in positivo».


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