Sul delitto del Canton Ticino indagano i medici Csi di Varese

VARESE (c. fra.) Saranno i medici legali di Varese a sciogliere qualche dubbio sul «delitto di via Daro», come l’hanno definito i giornali ticinesi: un uomo trovato morto in una casa di Bellinzona, ucciso con parecchi colpi sferrati da un’arma da taglio. Unico indagato, per ora, un diciassettenne serbo, figlio della convivente della vittima.Saranno gli studi effettuati dal professor Mario Tavani e dal suo collega Antonio Osculati, entrambi medici legali all’ospedale di Varese, a rispondere ad alcune domande fondamentali: quando è morto l’uomo di via Daro? Quanti colpi l’hanno ucciso? Che tipo di coltello l’ha colpito, e come? Non è l’unico omicidio per cui la polizia del Canton Ticino chiede l’intervento dei periti italiani: dal 2005, infatti, la medicina legale dell’ospedale di Varese è convenzionata con i vicini svizzeri: di

tutte le autopsie effettuate a Varese, quelle richieste dalle autorità svizzere sono circa il 25%. «Per loro si è trattato prima di tutto di una questione di praticità – spiega il professor Tavani – il nostro istituto è più vicino rispetto a quelli svizzeri che forniscono gli stessi servizi, a Berna o a Zurigo».Le autorità cantonali sono soddisfatte dell’operato dei medici legali varesini, tant’è che, nonostante il clima di ostilità che si è creato in questo periodo contro gli italiani, il Cantone non ha preso in considerazione l’idea di rinunciare alle loro perizie. «Qualche piccolo problema c’è stato – riferisce Tavani – ma è rientrato tutto quasi subito: nemmeno paragonabile all’oltranzismo subito da altri professionisti».Ma come fare per garantire un servizio rapido per tutti? «Ci siamo divisi le zone» conferma Tavani.

s.bartolini

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