Sul lago ogni estate ha la sua alga Adesso tocca a quella marrone

Sul lago ogni estate ha la sua alga
Adesso tocca a quella marrone

Una strana fioritura algale ha fatto capolino nei giorni scorsi nel lago di Varese. A notarla, molti varesini imbarcatisi sul traghetto che offre un tour turistico del nostro lago e i locali.

Non si tratterebbe della famigerata alga rossa e nemmeno di quella gialla o marroncina, ma di un’alga “strana” che ha il colore del tè, di un marrone più intenso, una struttura geometrica ben definita e che lascia sul pelo dell’acqua una leggera scia oleosa.

Gli anziani del luogo non sanno darsi spiegazione del fenomeno: mai vista quell’alga prima d’ora. Ogni spiegazione, imprecisa, sommaria, alimenta più dubbi che certezze.

Alcune voci indicano la causa nella forte ricchezza di sostanza organica, dovuta all’eccessiva concimazione del terreno che rientra nel lago tramite i vari torrenti. Che sia quello il problema? Il freddo? È vero, ce n’è stato fin troppo quest’anno, ma è successo anche altre volte e l’alga non si è presentata.

La spiegazione sembra risiedere nell’anomala estate pazzerella che ha portato con sé piogge abbondanti e costanti. Assieme ai funghi e ai licheni, le alghe costituiscono i vegetali più antichi e primitivi, capaci di riprodursi in modo sessuato, con giunzione dei gameti, ed in modo asessuato, ossia esclusivamente per scissione o gemmazione.

Spesso i due metodi riproduttivi si alternano in base ai fattori ambientali ed alla presenza o meno di partner.

Questa capacità, unita all’estrema facilità di adattamento (molto più delle piante) fa di questi vegetali i precursori della vita in ambienti ostili. Esse sono le principali produttrici di ossigeno nei mari e nei laghi: tutto l’insieme di queste alghe (Zooxanthelle) e delle alghe sparse nelle acque dolci e marine riesce a produrre più ossigeno di tutte le foreste equatoriali del mondo.

«Le alghe sono vegetali molto semplici che, come le piante, svolgono fotosintesi grazie a corpuscoli denominati Cloroplasti che contengono la clorofilla – spiega il professor , ordinario di Zoocolture alla facoltà di Scienze Matematiche Fisiche e Naturali dell’Insubria di Varese e docente di Acqualcoltura, Biotecnologie animali e di Etologia – Assieme ai cloroplasti esistono altri corpuscoli contenenti svariati pigmenti che, oltre a dare il colore alle cellule, permettono alle alghe di sfruttare diversi tipi di radiazioni luminose a seconda dell’habitat in cui vivono ed alla profondità».

© riproduzione riservata

Aggiungi La Provincia di Varese tra le fonti preferite su Google