Tares, ora infuria il caos «Può affossare le imprese»

Tares, ora infuria il caos
«Può affossare le imprese»

Tares, caos e salasso senza fine. «Rischia di essere l’ultima goccia che fa chiudere molte imprese». E, in vista della Tari, i piccoli chiedono aiuto ai Comuni: «Lasciateci pagare in base all’effettiva produzione di rifiuti».

In molti Comuni, come Busto Arsizio che aveva aperto la strada, si è preferito fare marcia indietro, ripristinando la vecchie Tarsu (tassa rifiuti), con “ricarichi” medi nell’ordine del 15-20%, ma generalizzati su tutte le categorie e le utenze.

In alcuni casi le lungaggini amministrative fanno sì che le bollette di conguaglio Tares non siano ancora arrivate a destinazione, perciò le associazioni di categoria si riservano di aspettare la fine dell’anno per fare un bilancio complessivo dei “danni” della nuova tassa.

«Qualche comune si è attivato per contenere i danni della Tares – ammette , presidente dei ristoratori di Confcommercio, una delle categorie più tartassate in assoluto – ma per chi ha ricevuto la stangata rischia di essere l’ultima goccia che fa traboccare il vaso e chiudere le imprese. Nel nostro settore aumenti insopportabili, senza ragione o logica: non ci sono alternative, o si licenzia il personale o si chiude baracca. Ho l’impressione che si vogliano massacrare i piccoli per favorire la grande distribuzione».

Ferrarese riceve due-tre telefonate al giorno di media da colleghi, pizzerie, bar e ristoranti, che non ce la faranno a “mangiare il panettone”, come si dice in gergo.

«Quando chiudono attività che hanno 30-40 di storia significa che stiamo toccando il fondo – fa notare il presidente dei ristoratori – avremmo bisogno di respiro per lavorare. La Tares è come per gli studi di settore: si paga sul presunto e non sull’effettiva produzione di rifiuti».

Un’altra categoria tartassata dai parametri Tares (che hanno favorito, tra l’altro, banche, ospedali e stazioni ferroviarie) è quella dei negozi di ortofrutta.

«La pressione fiscale ormai è a livelli molto alti – spiega , presidente del settore in ambito Confesercenti – noi speriamo che con il Natale riprendano un po’ i consumi, ma ormai lavoriamo solo per pagare le tasse, non per guadagnare. E a questa stangata fiscale si aggiungono gli insoluti: per chi fa un po’ di ingrosso, recuperare i soldi dai clienti è sempre più complicato».

Serve un’inversione di tendenza, anche per, presidente di Confapi: «La Tares ha colpito a macchia di leopardo, sia nei settori che sul territorio, con il paradosso che due officine meccaniche sui confini di due Comuni diversi pagano una il triplo dell’altra. La confusione e l’incertezza sono le cose che più ci danneggiano, anche perché in queste condizioni per un’impresa è impossibile programmare».

Anche per Colombo sarebbe più giusto applicare il principio di pagare in base alla produzione effettiva di rifiuti: «Soprattutto per le industrie manifatturiere, che già smaltiscono molte tipologie di rifiuti al di fuori della raccolta urbana».

Un’idea per la nuova Tari, la tassa che butterà nel cestino dopo solo un anno la Tares.

Infine, la Confartigianato chiede aiuto ai Comuni: «Applicazione equa e rigorosa delle norme, senza squilibri tra utenze domestiche e non domestiche».

VARESE

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