BUSTO ARSIZIO La fumata bianca è arrivata con ventiquattr’ore di ritardo e accompagnata dal sapore del torrone. La Pro Patria è passata di mano da Savino Tesoro al cremonese Massimo Pattoni. Tutto è avvenuto nella tarda serata di ieri ed ecco svelata l’identità del nuovo padrone biancoblù. Dopo il “buco” di lunedì, erano spuntati diversi interrogativi e già si cominciava a ipotizzare che l’acquirente fosse solo virtuale. Invece è spuntato Pattoni, che ha assunto la carica di amministratore unico subentrando proprio a Savino nella qualità di patron.Il neo dirigente è il rappresentate di una fiduciaria che raccoglie altri imprenditori; va così a “gemellarsi” con l’altra fiduciaria che detiene il cinque per cento delle quote del capitale sociale.«Pattoni ha preso tutte le quote e da oggi (ieri per chi legge ndr) finalmente sono fuori dalla Pro Patria – annuncia Tesoro senior – ciò non vuol dire che non gli sarò vicino per dargli consigli su come agire e su come gestire la società. In questo anno e mezzo ho imparato del calcio tante cose. Nei prossimi giorni ci troveremo con Pattoni: gli spiegherà che nelle società di calcio non ci possono stare persone che non hanno né arte, né parte. Si buttano via soldi e basta. A cominciare da certi stipendi dei calciatori, che dovrebbero essere più contenuti».Non si sa molto di Massimo Pattoni. Non ha mai avuto esperienze dirigenziali nel calcio. Lavora nel campo immobiliare, ma nulla più. Si avvicina molto al profilo di “imprenditore edile” del quale il patron aveva parlato nelle scorse settimane, quando aveva annunciato le avances di un potenziale acquirente che lavorava appunto nell’edilizia.Il vero padrone del vapore dovrebbe però essere chi detiene le quote della fiduciaria: di loro ancora si conosce il nome. Sempre il patron aveva anche parlato di un «personaggio
che avrebbe dovuto rappresentare gli acquirenti o l’acquirente». Non è da escludere che la fiduciaria sia composta da un solo imprenditore. Se ne potrà sapere di più nei prossimi giorni quando dovrebbe esserci la manifestazione dei nuovi padroni per capire quali sono i loro programmi. Ma saranno i fatti delle prossime settimane a dare una misura della consistenza di Pattoni e della fiduciaria. Di fronte, subito, c’è la messa in mora da scongiurare ed una società da ricapitalizzare così da evitare le ire della Covisoc e ulteriori pesantissimi punti di penalizzazione. Serve un esborso consistente per far tornare immediatamente la serenità in tutto l’ambiente: a cominciare da quello della squadra che, nel tardo pomeriggio di ieri, era in fibrillazione per le notizie che giungevano come scariche elettriche sullo Speroni.«Ora che la società ha cambiato proprietà, dirò al sindaco Farioli di dare un mano – dice l’ormai ex patron – proprio lui mi ha parlato dell’associazione industriali disposta a dare una mano alla Pro Patria. E poi l’assessore Armiraglio spero che porti quelle sponsorizzazioni che quest’anno non si sono ancora viste. Dal momento che Tesoro non c’è più, mi aspetto che anche gli Orrigoni facciano la loro parte. A Pattoni ho detto di non sborsare una centesimo finchè non vede anche un aiuto da parte della città, che dovrebbe voler bene alla Pro Patria come ha fatto il sottoscritto. Avrò commesso anche degli errori, però ho sborsato soldi veri: sono stati quasi dieci milioni».Finisce con un punta polemica, come nel suo carattere, l’avventura di Savino Tesoro alla Pro Patria: piaccia o non piaccia, gli euro li ha messi uno sopra l’altro. Ora ci si affida alla speranza che il futuro tigrotto sia gradevole come un pezzo di torrone, buono come lo sanno fare solo sotto il Torrazzo.Giovanni Toia
e.romano
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