«Ti strappo i denti»: mamma assolta Ma il Pm non è convinto e fa ricorso

«Ti strappo i denti»: mamma assolta
Ma il Pm non è convinto e fa ricorso

«Se morsichi ancora ti strappo tutti i denti con una pinza»: la procura impugna l’assoluzione della mamma minacciosa.

La vicenda datata 2011 della madre di un’alunna della scuola materna Bosina che minacciò un compagno della figlia dopo che questo aveva morsicato la bimba non si chiude con la sentenza pronunciata il 3 aprile scorso dai giudici del tribunale di Varese: il pubblico ministero , che aveva personalizzato il fascicolo, ha appellato l’assoluzione in primo grado della donna che dovrà quindi affrontare un nuovo processo.

L’appello del pubblico ministero è costruito sull’accusa di minaccia aggravata contestata alla donna: la frase rivolta al piccolo di quattro anni, «ti strappo tutti i denti con una pinza» dopo aver allungato un braccio contro di lui in modo stizzito e avergli afferrato il faccino, dice l’accusa mentre la donna nega di averlo toccato, causando

una caduta dalla seggiolina sulla quale il bimbo era seduto, è da tale da giustificare un capo di imputazione tanto grave. E procedibile d’ufficio, tra l’altro, visto che i genitori del bambino hanno poi rimesso la querela a carico della donna dopo che la stessa aveva risarcito il danno.

Durante il processo in primo grado erano emerse parecchie sfumature della vicenda. Le insegnanti presenti alla scena avevano confermato l’accaduto ma avevano anche spiegato che il bimbo che aveva morsicato la compagna era un piccolo particolarmente vivace, che aveva già morso un altro alunno, e che veniva seguito con particolare attenzione. Per contro il bimbo era rimasto tanto traumatizzato dall’aggressione subito da essersi nascosto sotto un tavolo dal quale non voleva uscire e di essersi fatto i bisogni addosso. I genitori del piccolo, tra l’altro, gli hanno cambiato scuola dopo l’accaduto.

La procura, già durante il processo, aveva sottolineato come la madre minacciosa si era rifiutata in prima battuta di scusarsi per l’accaduto. In aula la donna si era mostrata pentita dichiarando che mai avrebbe agito in quel modo se avesse saputo che il bambino era già seguito in modo particolare dalla scuola.

La sgridata, tra l’altro, non era stata premeditata: la madre era andata a prendere la figlia a scuola, aveva visto il bambino e d’impeto l’aveva sgridato lì davanti ad insegnanti e compagni.

La donna in primo grado rispondeva delle accuse di minaccia aggravata e violenza privata. L’assoluzione del giudice era basata anche sul fatto che i genitori del bimbo, rimettendo la querela, aveva spuntato di molto le armi dell’accusa.

Il pm Ditaranto non sarebbe convinta di questa estraneità ai fatti della donna e, anche in aula, ha descritto come estremamente grave il comportamento traumatizzante tenuto dalla donna. Ora il tribunale di Milano dovrà valutare il caso.

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