No, non fate i nomi, che se ne vanno. No, non gridate che poi si getta fango sulla linda Busto. Della seconda raccomandazione, ce ne siamo fregati per fortuna. Della prima un po’ meno, anche se sapeva di déjà vu, e tutti hanno rispettato fino a ieri la consegna del silenzio. Non è servito a nulla e adesso ci siamo proprio rotti le scatole.Basta, Busto. Basta con chi arriva, bussa e guai a nominarlo, perché ritrae la mano. Basta con le mezze parole, come pure con i proclami gridati ai quattro venti (meglio se sospinti dal vento della campagna elettorale). Ripartiamo da zero, se necessario, se non c’è via d’uscita, se quella degli imprenditori milanesi non è una strategia nell’ambito della trattativa per la società. Se è davvero finita. E non si tirino in ballo personaggi misteriosi o cordate nell’ombra.Basta. Chi è stato assente nel momenti più tribolati della Pro Patria, faccia il santo piacere di stare alla larga anche adesso, senza problemi, e sia la gente di Busto, quella vera a guardarsi negli occhi e a decidere
cosa fare del proprio futuro. Un’idea, molti di noi ce l’hanno. Ripartiamo da zero: in questo istante ci sembra molto più onorevole ed efficace. Chi se ne frega se dovremo affrontare trasferte su campi poco famosi. Non significa poco nobili. C’è una dignità che non ha prezzo ed è quella scolpita nei cuori tigrotti, il resto è mancia. Ricominciamo se necessario, se ci si deve liberare delle zavorre, compreso di chi non ha interesse genuino per la Pro.Troppi hanno preteso tanti silenzi, e ora vorremmo non vedere almeno sceneggiate e manifesti elettorali attorno allo stadio Speroni. Via, sia zona franca per favore: un po’ di pudore, un po’ di rispetto. A meno che qualche politico – sindaco in testa – non sia sfiorato dall’idea di andare in una tv, meglio se Mediaset o Sky (non la web tv, grazie e chiaramente intendiamo quella comunale dove non c’è il contraddittorio) che hanno dedicato attenzione a Busto, e gridasse la vera storia di questi ultimi mesi e anni, con nomi, cognomi e responsabili. Le uniche parole ben accette, anzi doverose.Marilena Lualdi
m.lualdi
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