Azione non giocata da Green, Sakota ciuff, instant replay e canestro buono: è gara7, finisce con Dusan in ginocchio dai tifosi, i giocatori che sfilano all’uscita a prendere l’ovazione a palazzo deserto, e Frank Vitucci distruttamene soddisfatto davanti ai microfoni.
Carte in tavola: «Penso che per come sono state le partite sia bello arrivare all’ultimo confronto». Carta dell’equilibrio: «Oggi sarebbe forse stato giusto il tempo supplementare, ma potrei dire lo stesso di gara4 o anche altre, molte combattute punto su punto». Uno specchio ricorrente: «Partiti bene come nell’ultima, coriacei e combattivi a crederci fino in fondo, nonostante il sorpasso. E’ andata… con la grande difficoltà di non avere potuto utilizzare Polonara e Dunston se non all’inizio».
La danza degl’infortunati: «Situazione da decifrare, pensate che fino a mezz’ora dalla palla a due pensavo di avere Polonara e non Dunston…». Quest’ultimo: «Bryant ha avvertito dolore al polpaccio sinistro, non al destro infortunato che è stato trattato ininterrottamente». Situazione classica, per proteggere la zona malata si sovraccarica la sana: «Speriamo… speriamo di averlo, possiamo solo sperare».
Un paio di lavagne tecniche, riferite alle ultime giocate. Green che pompa palla per un’eternità e quasi spreca 24 secondi d’azione: «Quello è stato un brutto errore di Mike, capita purtroppo. I giocatori a volte si fanno trasportare dall’adrenalina, dalla voglia di essere risolutori e dalle sfide personali, in questo caso con Brown. E’ impossibile intervenire dalla panchina». Sakota e il successo: «Previste due uscite, una per Green e una per lui. La prima specchietto per le allodole, la seconda che ha funzionato: ci vuole fortuna, tanta».
«In campo alla pari, ottimo»
Parentesi sulle polemiche: «Parlo da sportivo, l’ho già detto ai miei a cena e a Luca Banchi prima della partita, per fortuna che abbiamo giocato senza defezioni forzate. Quello successo alla fine di gara5, nulla in pratica, non dovrebbe mai essere sanzionato con delle squalifiche».
Delirio, scombussolamento, è una gara6 ma è assai di più: questa, purtroppo o per fortuna, non è una semplice partita di pallacanestro. Insulti, gesti, occhi che, per i primi minuti di partita, guardano alle tribune più che al campo: insomma, l’è un gran casino dove, se anche fossero usate, le sinistre trombe elettriche della Mens Sana, puntate sulla panca varesina, non si sentirebbero.
Il tweet di Frank, la furia del capo
Nel palazzo rimbomba il fantastico canto della verbena, i tifosi biancorossi espongono lo striscione “Vergogna”, vola l’adrenalina mannara assieme ai rotoli di carta igienica. Diciamo che da gara1 a gara5 è stata mandato in temperatura il forno, in occasione di gara6 ogni ingranaggio è pronto alla deflagrazione.
Bryant Dunston alias Willis Reed c’è e prova a dettare legge: evocativo, corre giusto il quarantennale del titolo dei Knicks sui Lakers, con Reed miracolato e mirabolante. C’è spazio solo per i fendenti ma l’abbrivio, affrontato a mente fredda, non può fermarsi a Siena, ai fatti di campo, al tweet di Frank Vitucci che recita «con o senza Hackett e Brown, dobbiamo vincere. Poche storie…».
Vive nella partita l’appendice romana, la conferenza stampa di Gianni Petrucci, ex numero uno del Coni a attuale presidente della Federbasket sul pateracchio di martedì.
«Un errore, non malafede»
Eccoci qui, agli aculei velenosi chiamati squalifica, deplorazione, ricorsi, Petrucci appunto, il procuratore federale Alabiso e la presunta gioia pro Siena, insinuazioni sui teorici favortisimi alla Mens Sana, ingiustizia o giustizia, sicuramente imperizia. Nel pomeriggio di ieri ha preso la parola il capo del basket tricolore. Spazio a lui che difende e attacca, ne ha per tutti e, soprattutto, richiama l’onestà nei comportamenti della Commissione Giudicante della Fip: «In merito all’episodio di ieri (martedì) la Federazione ha sbagliato, è stato un errore materiale nel dare quella squalifica che si poteva tramutare o meno».
Succede quanto sappiamo e «apriti cielo, si domandano che disegno politico c’è dietro. Quale disegno? Si dovrebbero vergognare: quando l’ufficio si è accorto dell’errore ha corretto subito, è stato un problema tecnico del sistema informatico, che non ha segnalato la prima squalifica di Hackett e Brown».
La richiesta accettata: «La società di Siena ha fatto ricorso ed è stata data la deplorazione invece della squalifica, gli errori non li neghiamo. Sembra che abbiamo fatto un sacrilegio, invece la Federazione è corretta e ha ammesso lo sbaglio materiale, non posso tollerare di ricevere lettere di protesta in cui mi si accusa che “non è cambiato niente”».
Sospiro: «Dovessi querelare per tutto quello che è stato scritto dai giornali…». Monito: «Io sono sereno, si diano una calmata questi dirigenti».
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