BUSTO ARSIZIO Cinquantanni fa l’Airone spiccava il suo ultimo volo. C’erano sempre le lacrime ad accompagnarlo, ma stavolta erano di dolore perché volava tra il bianco delle nubi e l’azzurro del cielo: i colori della sua vita. Non erano più gocce di gioia per le sue leggendarie imprese sullo Stelvio o sul Galibier, quelle di «un uomo solo al comando, la sua maglia è biancoceleste». Piansero anche i bustocchi l’improvvisa scomparsa di Fausto Coppi. Se ne andava prematuramente un “figlio”, perché la storia aveva unito il campionissimo alla città di Busto Arsizio. Quel 2 gennaio del 1960 versò lacrime anche Luigi Celora, giovane dirigente dell’allora Velo Club Bustese, società per la quale era iscritto Fausto Coppi. Commenta oggi l’ottantatreenne Celora: «Fausto aveva la maglia biancazzurra della Bianchi, ma in tasca aveva la tessera biancorossa del Velo Club Bustese, senza la quale non avrebbe potuto correre».Come mai?Allora per gareggiare non era sufficiente far parte della Ciclo-Casa (sponsor ndr), ma bisognava essere affiliati all’Uvi (Unione
Velocipedistica Italiana ndr). Fausto aveva la nostra tessera, quella di una gloriosa società dilettantistica, capace di sfornare campioni.Come fu possibile questo connubio fra Coppi e Busto?Il merito è stato del nostro grande corridore Luigi Casola. Lui aveva gareggiato con il Velo Club da dilettante e poi, da professionista, era passato alla Bianchi e lì c’era Coppi che per correre aveva bisogno dell’affiliazione. Casola si prodigò per tesserare Fausto e gli allora dirigenti, in particolare Mario Pertone e Luciano Peroni, furono entusiasti.Com’è stato il rapporto tra il Campionissimo e la città?Ottimo. Si era creata anche amicizia con gli imprenditori di allora, come Peppino Cerana e Gianni Crespi. Erano gente appassionata di ciclismo e di caccia; e con Fausto, altro cacciatore, andavano a sparare dalle parti di Ternate. Fu in una di queste occasioni che conobbe la Dama Bianca (Giulia Occhini, ndr). Era di quelle zone.Quindi i bustocchi sono stati “complici” della storia che scandalizzò l’Italia?Se la vuol mettere in questa maniera… diciamo di sì.
e.romano
© riproduzione riservata











