Truffa da 25 milioni di euro stroncata dalla Finanza

Truffa da 25 milioni di euro stroncata dalla Finanza

VARESE Una cosa è certa. Tutti quei soldi lo Stato non li rivedrà mai. Al massimo potrà togliersi la “soddisfazione” di vedere condannati i due personaggi che, a forza di fatture false, gli hanno sottratto la bellezza di 25 milioni di euro su una base imponibile di ben 51 milioni.La maxitruffa, che è stata messa in atto fra il 2005 e il 2009, è stata scoperta e stroncata dalla guardia di finanza, insospettita da quel tourbillon di documenti contabili che partivano da Varese e finivano a Milano.Due le persone finite nei guai: un 49enne originario della Campania e un 64enne nato in Calabria. Si tratta degli amministratori di una fantomatica società con sede a Varese.La ditta era formalmente attiva nel settore della commercializzazione all’ingrosso di telefonini. Di fatto, invece, era una scatola vuota: un appartamento deserto adibito ad ufficio, una targa all’ingresso e nulla di più. Imprese del genere vengono definite dalle fiamme gialle, in gergo, «cartiere». «Cioé – spiega il generale Antonino Maggiore, numero uno del comando provinciale varesino – un ente formalmente costituito, in possesso di partita Iva e iscritto alla Camera di commerco, ma la cui funzione concreta

è solo quella di emettere fatture per operazioni inesistenti, in combutta con soggetti terzi, destinatari dei documenti».Il giochetto era grezzo, ma efficace. Le società milanesi (ora nel mirino dei finanzieri meneghini) acquistavano telefonini in nero oppure all’estero, ma senza pagare le relative imposte. Poi si facevano produrre fatture false dalla ditta: così facevano figurare uscite mai avvenute (abbattendo di conseguenza il reddito) e potevano stornare l’Iva che avrebbero dovuto versare allo Stato.I due personaggi sono accusati di frode fiscale, emissione di fatture false e occultamento di registri contabili. Sono stati denunciati alla procura della Repubblica di Varese. Per gli aspetti amministrativi della vicenda (connessi all’evasione fiscale), è stata invece, interessata l’Agenzia delle entrate.«Per perfezionare la frode – spiega ancora il generale – la società varesina non ha mai presentato alcuna dichiarazione fiscale, né versato Iva o altri tributi. E’ evidente il grave danno per l’Erario, quantificabile in una sottrazione di Iva dovuta, correlabile alle fatture fittizie emesse, per un importo di oltre 10 milioni di euro; oltreché, ovviamente, un minore versamento di imposte sui redditi, da parte degli utilizzatori dei documenti falsi, per almeno 15 milioni di euro».

e.romano

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